All'interno i soliti due padiglioni dove quest'anno sono calati, almeno ad occhio, gli stand. Aree Bazar e vendita di abbigliamento e attrezzature da sci irriconoscibili, almeno rispetto agli anni in cui gli ingressi erano scaglionati, e non ancora per l'emergenza covid, bensì per le centinaia di persone che vi accedevano. Uno Skipass irriconoscibile, nelle forme e nelle quantità e forse anche nello spirito, quello che dopo lo stop forzato causa covid, è tornato quest'anno in presenza. Anche nella domenica che doveva, ed era gli anni scorsi, clou. Nel mezzo del lungo fine settimana festivo. L'assenza di attrazioni e di competizioni, unita alle limitazioni anticovid e gli spazi chiusi, indubbiamente pesano, ma forse c'è di più. L'assenza non solo di ciò che ieri c'era e oggi non c'è, ma anche la presenza di ciò che forse ci doveva essere nell'anno della ripresa di un settore, quello della montagna e degli sport invernali e dell'accoglienza, rimasto fermo quasi un anno, e che ha saltato una intera stagione. Convegni e conferenze autoreferenziali, assenza di novità, e di innovazione, anche nella promozione. Quella proposta dagli stand delle regioni, dall'Emilia-Romagna alla Lombardia, dalla Valle d'Aosta al Piemonte dove non si riesce ad andare oltre alle versioni cartacee di ciò che ognuno può trovare più comodamente e più convenientemente dal proprio smartphone. Perchè se chiedi informazioni, come abbiamo provato a fare, allo stand di un promotore di hotel, sulle offerte di strutture vicino agli impianti, e queste ti vengono promesse via mail dopo avere raccolto
Gi.Ga.

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