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Picco di morti con picchi di PM 10, e il traffico c'entra sempre meno

Picco di morti con picchi di PM 10, e il traffico c'entra sempre meno
Picco di morti con picchi di PM 10, e il traffico c'entra sempre meno
Picco di morti con picchi di PM 10, e il traffico c'entra sempre meno
Picco di morti con picchi di PM 10, e il traffico c'entra sempre meno

I dati presentati a Modena dalla Fondazione Veronesi. I grandi sforamenti aumentano il numero di vittime, anche nell'immediato. Con effetti diretti sul cuore


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Per ogni 10 microgammi per ogni metro cubo di PM 10 in più rispetto alla soglia limite indicata di 50 microgrammi, si registra, nell'immediato, un aumento dello 0,47% nel numero dei decessi, rispetto a quelli registrati in periodi senza sforamenti e picchi di inquinanti. Se consideriamo che in città come Modena (la più inquinata in una regione tra le più inquinate d'Italia), per giorni le percentuali hanno superato di 50 o 60 microgrammi il valore limite di 50, raggiungendo anche i 125 microgrammi, i calcoli sul numero dei morti registrati causati e contestuali all'innalzamento dello smog da polveri sottili, sono drammatici. Tanto più quanto si tratta non di interpretazioni, proiezioni, ma di dati veri, evidenze scientifiche misurate e certificate dagli scienziati e dai ricercatori anche a livello regionale, nazionale, oltre che internazionale. Tradotto, durante le giornate con picchi di smog anche a Modena si sono registrati, subito, più morti.

Dati ed evidenze scientifiche emerse da grafici, tabelle, considerazioni e conclusioni emerse lunedì sera, nell'appuntamento organizzato dalla Fondazione Veronesi al Forum Monzani di Modena.
Con Andrea Ranzi, Epidemiologo Ambientale Arpae e Pier Mannuccio Mannucci, Comitato scientifico Fondazione Umberto Veronesi e docente Università degli studi di Milano.
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Appuntamento dal quale è emerso anche il quadro relativo alle fonti inquinanti e al modo in cui queste formano i composti e gli elementi che incidono maggiormente sulla salute umana. Ed è nello specifico delle PM10 e del particolato, che si scopre che le percentuali variabili delle singole fonti di emissioni riguardano, per il 26%, il traffico urbano (che non è solo quello delle emissioni dirette ma anche indirette, legato alle polveri generate dagli impianti frenanti o dal rimescolamento delle polveri a terra e sollevate dal passaggio degli autoveicoli), e per il 51% il riscaldamento domestico. Una percentuale, quest'ultima, il cui aumento è parallelo - dicono gli esperti - a quello dell'utilizzo di biomasse. Traffico veicolare e riscaldamento degli edifici che già da soli compongono il 77% delle fonti che generano polveri sottili. Con percentuali variabili, perché se l'incidenza delle emissioni di PM 10 da riscaldamento aumenta con la diffusione delle biomasse, quella legata al traffico diminuisce con il rinnovo del parco mezzi, sempre meno inquinante.

Elementi che insieme ad attività industriali, inceneritori, discariche, attività legate allo smaltimento dei rifiuti (un campo in cui Modena brilla non certo in positivo), generano quei picchi di concentrazione tale da generare, come effetto immediato, malattia e morte.

Più morti, legati all'inquinamento, anche nel brevissimo periodo (0-5 giorni), che uno studio condotto dalla Fondazione Veronesi mostra essere collegati ad effetti diretti sul cuore delle persone.
'Anche in termini di aritmie e di patologie che in casi di picchi di inquinamento aumentano i casi di arresto cardiaco' - fa sapere il Prof. Mannucci

Le soluzioni? Gli esperti concordano nell'indirizzo generale del Piano Aria della Regione (che prova ad incidere sui principali fattori dell'inquinamento), ma sostengono la necessità di altre azioni che puntano sull’aumento del verde urbano, sia fuori che all’interno delle abitazioni.

Dati nazionali

L’Italia registra 136 morti in eccesso ogni 100.000 abitanti e una riduzione dell'aspettativa di vita di 1,9 anni e, un po' staccati.
Nel dettaglio,  l’inquinamento atmosferico causa complessivamente la morte di circa 81.000 persone all’anno, 29.000 (36 per cento) per malattie cardiovascolari e 35.000 (43 per cento) per altre cause.

Gi.Ga.
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