Sono poi 170 le nazionalità presenti sul territorio regionale con in testa cittadini provenienti da Romania, Marocco e Albania (che insieme 'valgono' il 50% degli immigrati), ma con presenze consistenti e in crescita di persone dall'Ucraina e dalla Cina.
Gli stranieri, conferma ancora l'analisi della Regione, sono giovani (l'età media è sopra i 35 anni contro i 48 degli italiani) e donne (il 53%). Indicativo a questo proposito lo spaccato relativo ai minori: quelli stranieri sono oltre 120.000 e costituiscono il 21,4% del totale degli stranieri residenti e il 17,2% del totale dei minori residenti in regione. Il 74% dei bambini stranieri (95.000) è nato e cresciuto in Italia. I nati da coppie non italiane nel 2019 in Emilia-Romagna sono stati nel 2019 7.735, pari al 25%, esattamente un quarto, del totale dei nati quell'anno in regione. Infine, per quanto riguarda le acquisizioni di cittadinanza, c'è stata una grande crescita dal 2013 (con un picco di 25.000) al 2019, mentre ora la curva si è stabilizzata.
Un'analisi specifica dei curatori del rapporto- Asher Colombo e Valerio Vanelli- ha poi posizionato l'Emilia-Romagna nel contesto delle dinamiche migratorie che, iniziate negli anni '90, hanno subito un'impennata negli anni 2000 per vedere una prima battuta d'arresto con la crisi del 2008 e una seconda con la pandemia.
Alla presentazione del rapporto è intervenuta la vicepresidente della Regione Elly Schlein annunciando tra l'altro che la Regione ha iniziato la programmazione delle risorse del 'Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami)' erogato dal ministero dell'Interno. Sottolineando poi: 'Il modello dell'accoglienza diffusa, fortunatamente restaurato dalle modifiche dei decreti sicurezza intervenute l'anno scorso ma non ancora abbastanza praticato, è riuscito qui da noi a sopravvivere e dare i frutti'. Alla luce della nuovo naufragio avvenuto oggi a Lampedusa, Schlein evidenzia inoltre la necessità di 'uscire dall'ottica emergenziale' creando una forza di soccorso umanitario di respiro europeo e di riformare le normative sull'asilo 'per distribuire equamente le responsabilità dell'accoglienza'. Questo perché negli ultimi anni, conclude la vicepresidente, '6 Paesi su 28 hanno affrontato l'80% richieste d'asilo di tutta l'Unione Europea'.


