“L’obbligo di green pass per tutti i lavoratori finora ha prodotto un effetto modesto sulle vaccinazioni – ha sottolineato Cartabellotta – Mi aspettavo di più in questo senso. Se questi 4-5 milioni di lavoratori non si vaccineranno, bisognerebbe fare 12-15 milioni di tamponi a settimana e questo non sarebbe proprio fattibile perché non abbiamo questa capacità produttiva. La soluzione è che questi 4-5 milioni di lavoratori si vada a vaccinare oppure bisognerà andare verso un obbligo vaccinale“.
Un’ipotesi caldeggiata dalla Lega è quella di estendere la validità del tampone rapido a 72 ore, dalle 48 attuali. “Di fatto la validità del tampone molecolare è già stata estesa a 72 ore – ricorda il presidente della Fondazione Gimbe -, però ha dei costi molto superiori rispetto a quello antigenico e i tempi di risposta non sono immediati. Il problema reale è che le 48 ore fissate per il tampone rapido rappresentano un ragionevole compromesso che sta a metà tra politica, esigenze sociali, scienza e la reale affidabilità del tampone che in altri Paesi d’Europa viene richiesto ogni 24 ore. Più ci si allontana dal momento in cui viene effettuato il tampone più aumenta la possibilità di contagio”.
Sul confronto con la situazione dell’anno scorso, Cartabellotta spiega: “Noi l’anno scorso, al di là del lockdown lungo e rigoroso che aveva abbattuto in maniera netta contagi e ricoveri, avevamo l’epidemia che era arrivata fino a Roma, non tutta Italia. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo una variante (Delta, ndr) che è il doppio più contagiosa.

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