Del resto, il dispositivo nel comune di Modena era già stato al centro di polemiche e ricorsi, anche da parte di una associazione dell'autotrasporto, Ruote Libere, che nel 2021 portò all'attenzione dei giudici e della cronaca, le multe comminate in un anno a tre autisti di camion, per eccesso di velocità rilevata dal velox fisso posto in tangenziale all'uscita 6 i cui dati non corrispondevano con quelli certificati e immodificabili riportati dai numeri registrati al cronotachigrafo digitale (obbligatorio sui mezzi di grandi portata e validi in termini di legge per il controllo da parte delle forze dell'ordine), che indicavano come i mezzi non avevano mai superato il limite di 70 km all'ora. Il Comune, ai tempi, rispose che apparecchi e misurazioni erano regolari, o meglio che i dati da prendere per buoni erano quelli dell'apparecchio contestato e che non era possibile, in termini di legge, comparare con altri strumenti di misurazione, pur certificati per legge e non alterabili come quelli dei cronotachigrafi digitali.
Nel novembre dello stesso anno una sentenza del Giudice di Pace gettò una nuova ombra sul funzionamento del velox in tangenziale. Oggi la sentenza della procura e la raffica di sequestri potrebbe riaprire la questione. Sul piano giuridico, oltre che su quello politico. In attesa che il Comune si esprima ufficialmente.


