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'Io prof, mia moglie medico: non si può perdere il lavoro per legge'

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'Noi non siamo no vax. Chiediamo che vengano rispettati i diritti costituzionali ed inoltre che le professioni del docente e del medico recuperino dignità'


'Io prof, mia moglie medico: non si può perdere il lavoro per legge'
Scrivo innanzitutto per ringraziare “La Pressa” di aver pubblicato la mia lettera al Dirigente Scolastico e per ringraziare quanti mi hanno contattato dimostrandomi grande solidarietà. Ringrazio anche gli oltre, ad oggi, 13.000 lettori di questa lettera per il semplice fatto che mi hanno comunque prestato ascolto. Forse è per questo inaspettato “successo” che prendo coraggio e condivido un altro pezzettino della mia vita facendola divenire definitivamente pubblica. Lo trovo necessario per le stesse ragioni di dignità che mi hanno spinto a scrivere leggere e pubblicare il primo scritto.

La mia famiglia è stata irrimediabilmente colpita dalle sciagurate norme contenute nei decreti legge del governo Draghi. Io sono un docente, questo oramai lo sapete, ma dovete anche sapere che mia moglie è un medico. Siamo genitori di una bellissima bambina di appena dieci mesi, Marta.
Abbiamo atteso a lungo prima di avere un figlio per ragioni legate allo studio e al denaro. Mia moglie ha 34 anni e dopo essersi laureata ha prestato servizio per alcuni anni presso una casa di cura, lo scopo era capire se davvero fosse un medico, professione che come quella del docente richiede non solo conoscenze ma anche una indiscutibile maturità umana. Avere un attestato di laurea abilita solo legalmente alla professione, non certo moralmente. Dopo questi anni di esercizio della professione medica, finalmente mia moglie si sente pronta ad intraprendere il percorso di specializzazione scegliendo, secondo la sua passione internistica, geriatria.
Ad oggi è una specializzanda a casa in congedo parentale sospesa dall’Ordine e che il 19 gennaio prossimo, data in cui termineranno i giorni di congedo previsti dalla normativa, perderà a causa della sospensione il diritto alla specializzazione! Anni di studio, concorsi vinti, umiliazioni continue che il sistema impone come quelle di specializzazioni mediche sotto pagate e senza vere tutele, rischiano di andare in fumo senza che ci sia un oggettiva ragione, senza che ci sia una vera violazione. Spero che quanti leggano comprendano, al di là delle posizioni contrastanti a cui i media ci hanno condotti, che non è possibile distruggere per legge una famiglia, delle persone, delle professioni che sono costate sacrifici immensi, che sono state scelte per passione e vissute con totale dedizione.

Non si può perdere il lavoro per legge!

Noi non siamo “no vax”. Chiediamo che vengano rispettati i diritti costituzionali ed inoltre che le professioni del docente e del medico recuperino quella dignità assegnata loro dal particolare rapporto in ordine alla vita umana ben significato dal “giuramento di Ippocrate”. Non stiamo lottando contro qualcuno o qualcosa, stiamo affermando ciò che ci spetta di diritto. Non vogliamo farci trovare complici del propagarsi di una disumanità che si produce a partire dalla paura. Come fare il docente o il medico accettando questi soprusi? Come fare i conti con la propria coscienza e non sentirsi accusati? Se si continua a consentire al sistema di comprimere la libertà umane e professionali a favore di un protocollo stabilito in modo arbitrario dall’alto, che ne sarà della tutela del singolo, della pluralità e della vita?

Il virus non è il vero responsabile di questa situazione, ma lo sono gli interessi economico politico sociali che il virus coinvolge. La paura non può essere alimentata dai dati, basterebbe leggere i dati riguardanti l’età media dei morti, “La Pressa” riporta quotidianamente quelli della nostra regione, per comprendere che il virus non è il problema e non può fare paura. Così come basterebbe guardare gli stessi dati per comprendere che il vaccino non è la risposta adeguata. Non bisogna essere scienziati, basta sapere far di conto. Oltre tutto resta il tema dell’impunità penale voluta dal governo per tutti coloro che partecipano alla filiera delle somministrazioni, Case farmaceutiche in primis, ma anche politici, medici, infermieri e così via. Oppure la questione del consenso informato che tale non è, in quanto ha la finalità di fondare l’impunità degli operatori, non di fungere da scheda informativa in grado di consentire una libera scelta come previsto dalle varie convenzioni e costituzioni internazionali. Ed ancora il tema della mancanza di una vigilanza farmacologica attiva che sola consentirebbe di avere dati certi circa gli effetti avversi e le morti da vaccino, invece ad oggi omertosamente taciuti dai media.

Tutti i temi che ho elencato non possono essere considerati divisivi per la popolazione, non possono dividerci in schieramenti. Semplicemente vogliamo ci venga riconosciuta la facoltà costituzionale di vivere la nostra vita lavorando onestamente senza sottoporci ad una sperimentazione di massa che ad oggi si dimostra inutile e domani magari anche dannosa. Vaccinati o no credo che tutti siamo concordi nel chiedere chiarezza quando ci sottoponiamo ad un trattamento sanitario e di cancellare queste norme inique e incostituzionali che violano il diritto al lavoro e la libertà di coscienza. Dobbiamo trovare il coraggio di unirci ascoltarci ed organizzarci. Per chi si trovasse nella nostra stessa situazione e vuole con noi fare rete oppure vuole esprimere solidarietà e sostenerci in qualsiasi modo può scriverci a: medicidocentisenzanome@gmail.com.
Aiutiamoci a salvare la nostra umanità.

Andrea BrancoliniScrivo innanzitutto per ringraziare “La Pressa” di aver pubblicato la mia lettera al Dirigente Scolastico e per ringraziare quanti mi hanno contattato dimostrandomi grande solidarietà. Ringrazio anche gli oltre, ad oggi, 13.000 lettori di questa lettera per il semplice fatto che mi hanno comunque prestato ascolto. Forse è per questo inaspettato “successo” che prendo coraggio e condivido un altro pezzettino della mia vita facendola divenire definitivamente pubblica. Lo trovo necessario per le stesse ragioni di dignità che mi hanno spinto a scrivere leggere e pubblicare il primo scritto.

La mia famiglia è stata irrimediabilmente colpita dalle sciagurate norme contenute nei decreti legge del governo Draghi. Io sono un docente, questo oramai lo sapete, ma dovete anche sapere che mia moglie è un medico. Siamo genitori di una bellissima bambina di appena dieci mesi, Marta.
Abbiamo atteso a lungo prima di avere un figlio per ragioni legate allo studio e al denaro. Mia moglie ha 34 anni e dopo essersi laureata ha prestato servizio per alcuni anni presso una casa di cura, lo scopo era capire se davvero fosse un medico, professione che come quella del docente richiede non solo conoscenze ma anche una indiscutibile maturità umana. Avere un attestato di laurea abilita solo legalmente alla professione, non certo moralmente. Dopo questi anni di esercizio della professione medica, finalmente mia moglie si sente pronta ad intraprendere il percorso di specializzazione scegliendo, secondo la sua passione internistica, geriatria.
Ad oggi è una specializzanda a casa in congedo parentale sospesa dall’Ordine e che il 19 gennaio prossimo, data in cui termineranno i giorni di congedo previsti dalla normativa, perderà a causa della sospensione il diritto alla specializzazione! Anni di studio, concorsi vinti, umiliazioni continue che il sistema impone come quelle di specializzazioni mediche sotto pagate e senza vere tutele, rischiano di andare in fumo senza che ci sia un oggettiva ragione, senza che ci sia una vera violazione. Spero che quanti leggano comprendano, al di là delle posizioni contrastanti a cui i media ci hanno condotti, che non è possibile distruggere per legge una famiglia, delle persone, delle professioni che sono costate sacrifici immensi, che sono state scelte per passione e vissute con totale dedizione.

Non si può perdere il lavoro per legge!

Noi non siamo “no vax”. Chiediamo che vengano rispettati i diritti costituzionali ed inoltre che le professioni del docente e del medico recuperino quella dignità assegnata loro dal particolare rapporto in ordine alla vita umana ben significato dal “giuramento di Ippocrate”. Non stiamo lottando contro qualcuno o qualcosa, stiamo affermando ciò che ci spetta di diritto. Non vogliamo farci trovare complici del propagarsi di una disumanità che si produce a partire dalla paura. Come fare il docente o il medico accettando questi soprusi? Come fare i conti con la propria coscienza e non sentirsi accusati? Se si continua a consentire al sistema di comprimere la libertà umane e professionali a favore di un protocollo stabilito in modo arbitrario dall’alto, che ne sarà della tutela del singolo, della pluralità e della vita?

Il virus non è il vero responsabile di questa situazione, ma lo sono gli interessi economico politico sociali che il virus coinvolge. La paura non può essere alimentata dai dati, basterebbe leggere i dati riguardanti l’età media dei morti, “La Pressa” riporta quotidianamente quelli della nostra regione, per comprendere che il virus non è il problema e non può fare paura. Così come basterebbe guardare gli stessi dati per comprendere che il vaccino non è la risposta adeguata. Non bisogna essere scienziati, basta sapere far di conto. Oltre tutto resta il tema dell’impunità penale voluta dal governo per tutti coloro che partecipano alla filiera delle somministrazioni, Case farmaceutiche in primis, ma anche politici, medici, infermieri e così via. Oppure la questione del consenso informato che tale non è, in quanto ha la finalità di fondare l’impunità degli operatori, non di fungere da scheda informativa in grado di consentire una libera scelta come previsto dalle varie convenzioni e costituzioni internazionali. Ed ancora il tema della mancanza di una vigilanza farmacologica attiva che sola consentirebbe di avere dati certi circa gli effetti avversi e le morti da vaccino, invece ad oggi omertosamente taciuti dai media.

Tutti i temi che ho elencato non possono essere considerati divisivi per la popolazione, non possono dividerci in schieramenti. Semplicemente vogliamo ci venga riconosciuta la facoltà costituzionale di vivere la nostra vita lavorando onestamente senza sottoporci ad una sperimentazione di massa che ad oggi si dimostra inutile e domani magari anche dannosa. Vaccinati o no credo che tutti siamo concordi nel chiedere chiarezza quando ci sottoponiamo ad un trattamento sanitario e di cancellare queste norme inique e incostituzionali che violano il diritto al lavoro e la libertà di coscienza. Dobbiamo trovare il coraggio di unirci ascoltarci ed organizzarci. Per chi si trovasse nella nostra stessa situazione e vuole con noi fare rete oppure vuole esprimere solidarietà e sostenerci in qualsiasi modo può scriverci a: medicidocentisenzanome@gmail.com.
Aiutiamoci a salvare la nostra umanità.

Andrea Brancolini



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