La solidarietà e l'accoglienza hanno un costo, anzi un guadagno, che le cooperative per anni grazie alle migliaia di migranti in arrivo nei porti aperti, hanno introitato e gestito e continuano a gestire. E al quale hanno dimostrato di non volere rinunciare. Un sistema quello dell'affidamento praticamente in 'global service' della gestione dell'intero sistema dell'accoglienza che negli anni è diventato potere, anche contrattuale, capace di fatto di imporre ai referenti istituzionali pubblici, come è successo in provincia di Modena, il prezzo dell'accoglienza stessa, forti di potere mettere sul piatto, come contropartita (per non dire altro), la possibilità di fare saltare il banco, ovvero l'intero sistema, smettendo di garantire il servizio. Perché questo è successo.
Quando il rimborso giornaliero per l'accoglienza di ogni singolo migrante era di 32,5 euro cooperative ed onlus non mancarono mai all'appello lanciato dai bandi della prefettura. Tutto filava liscio. Il flusso di immigrati sui barconi era enorme e costante, così come i finanziamenti. Gestendo così, dal 2014 ad oggi, l'accoglienza dei migranti richiedenti asilo, offrendo la disponibilità a coprire l'accoglienza del gran numero delle migligia sbarcati senza controllo, distribuiti e accolti nelle varie provincia d'Italia (a Modena, ufficialmente, il tetto massimo si registrò con i 1850 dell'agosto del 2017) attraverso i CAS, Centri di Assistenza straordinaria, che da sistemazioni emergenziali e temporanee si sono trasformati in residenze semipermanenti. Per un giro d'affari da decine di milioni di euro l'anno, nella sola provincia di Modena. Il tutto per un sistema che già faceva acqua, che strutturato in termini di emergenza non garantiva integrazione e che già mostrava grossi limiti rispetto al più strutturato sistema di accoglienza Sprar, attivo dal 1997 anche a Modena, basato sul coinvolgimento dei comuni e non delle cooperative e delle onlus
La stretta Salviniani, e l'accoglienza non è più interessante
Da quando i nuovi bandi hanno inserito i tagli nei costi introdotti dal decreto sicurezza, facendo passare la diaria da una media di 32,5 euro ai 20 euro, tutto è cambiato. Gli operatori dell'accoglienza hanno detto no. Con precise motivazioni (non è più possibile, con 20 euro, garantire vitto e alloggio ma soprattutto una accoglienza vocata all'integrazione possibile soltanto attraverso l'organizzazione di attività e corsi non più finanziabili con i tagli del decreto Salvini), e con un segnale forte, già all'inizio del 2019, quando le principali cooperative, capaci di accogliere il 80% delle richieste, disertarono il bando del servizio per l'accoglienza per 1500 richiedenti asilo presenti.
Obbligando la Prefettura a procedere con una deroga prima fino a fine estate, e poi fino al 30 novembre, accettata dagli operatori solo perché formulata sulla base di tariffe concordate con i gestori stessi, più alte rispetto a quelle stabilite dal decreto Salvini. Prendere o lasciare. L'accordo passò e benne approvata la proroga al 30 novembre agli stessi operativi che gestivano l'accoglienza e che avevano rifiutato le condizione salviniane. In attesa di un nuovo tentativo con un nuovo bando.
Nessuna busta con nessuna offerta è pervenuta negli uffici di viale martiri, in prefettura, alla scadenza del bando fissata il 30 agosto scorso. Ciò significa, tutto da rifare, o almeno tutto in alto mare. Perché ora difficilmente si potrà continuare a derogare, come è stato fatto per un anno, a disposizioni ministeriali, e a non applicare spese e tariffe stabilite dal decreto.
A meno che l'attuale governo non decida di cancellare in tempi brevi (come ha già accennato di volere fare), il decreto sicurezza firmato dall'ex ministro Salvini, che ha tagliato fondi e finanziamenti e al quale i professionisti dell'accoglienza si sono ribellati con l'atto più forte in loro potere: disertando all'unanimità il bando della prefettura. Smettendo non solo di discutere sulle regola di ingaggio dell'accoglienza, ma rifiutando, alle nuova condizioni imposte dal decreto firmato da Salvini (senza scordare i 5 stelle), di continuare a farla. Opponendo un muro all'applicazione del decreto Salvini che avrebbe ridotto quello che la lega (e non solo), ha sempre bollato come il business dell'accoglienza. Confermando che a quanto pare l'unica, o almeno la più importante leva, per ottenere l'accoglienza, è quella del denaro. Perché l'integrazione, quella vera, nonostante gli sforzi eccezionali degli operatori modenesi, non si è mai realizzata. Per migliaia di richiedenti asilo per i quali l'emergenza umana e sociale, non è mai stata affrontata e risolta.
Gi.Ga.

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