Di fatto ogni famiglia si è vista più che raddoppiare la spesa per le bollette di gas e luce. E per le imprese è andata anche peggio. Aumenti che pesano in modo diretto sui bilanci famigliari e aziendali ma che incidono anche sulle spese di prima necessità e sul futuro delle attività produttive. E' evidente infatti che, a causa dell'aumento dei costi dell'energia e del carburante, il prezzo degli stessi generi alimentari è lievitato in modo netto, con rincari - in particolare sul fresco - superiori al 10%. Intere filiere sono in ginocchio: dal commercio ormai rivoluzionato dall'e-commerce, alle grandi catene produttive che, come nel caso della ceramica, stanno scegliendo di fermare gli impianti per bloccare le perdite.
Indubbiamente è complicato ricostruire la genesi che ha portato a questa deriva e se è vero che le limitazioni delle esportazioni di gas dalla Russia all'Europa hanno giocato un ruolo decisivo (al di là dei venti di guerra in Ucraina), è parimenti vero che i problemi hanno origini lontane non solo spaziali, ma anche temporali. Nodi legati alle a dir poco poco lungimiranti politiche energetiche del nostro Paese e allo scarso peso dell'Italia nel già ridotto scacchiere europeo.
Ora però il baratro economico e sociale è un passo e le analisi sul perchè si è giunti a questo punto sono tardive e poco utili. Allo stesso modo predicare soluzioni di medio-lungo periodo è tanto suggestivo quanto evanescente. Oggi parlare di transizione ecologica è evidentemente un modo per nascondere il problema. La svolta green è certamente importante, ma richiede tempi non compatibili con la emergenza. Una emergenza che è qui e ora e che qui e ora va arginata dal Governo.
L'Esecutivo sta pensando di stanziare 6 miliardi contro il caro bollette, ma ovviamente non basta. Serve una svolta che consenta alle famiglie e alle imprese di respirare. Servono aiuti economici importanti, certo, ma serve soprattutto prendere atto che è il momento di pensare a una vera riconciliazione nazionale.
Giuseppe Leonelli

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