Da mesi, da quando ha deciso di ricandidarsi alla guida della Regione, gira come come una trottola, percorrendo in lungo ed in largo la regione. A stringere mani, accordi, convenzioni, protocolli, misure a sostegno di comuni, unioni di comuni, associazioni di categoria. Come fa un candidato politico, come ci si aspetta faccia un candidato politico. Elargendo finanziamenti, impegnandosi a farlo, garantendo risposte e accettando proposte. In tutti i centri di potere economico e sociale, nei diversi campi toccati dalle competenze legislative regionali. Solo nell’ultima settimana si è passati dai 30 milioni per ridurre le rette per i nidi, al taglio dell’Irap per le aziende montane, dai 10 milioni di incentivi per la casa alle giovani coppie, alle autorizzazioni per nuovi vigneti. Reali o sognati che siano. La home page del sito web della Regione si è trasformata in un grande manifesto elettorale, dove la comunicazione istituzionale si confonde, come nei redazionali finanziati su una certa emittenza televisiva, con la propaganda politica.
E' un Bonaccini che politicamente c’è, risponde sempre presente, ‘scatenato’ nella sua azione amministrativa e politica. Che utilizzando il potere che ha, impegna, negli ultimi mesi di mandato, ad aiutare chi gli chiede interventi.
Una azione politica – istituzionale e di relazione, continua, costante, quotidiana, quella assunta da Bonaccini da alcuni mesi a questa parte, che può allo stesso tempo contare sull’assenza, o meglio su una presenza ormai già fuori tempo massimo, dell’opposizione.
In questi anni l’opposizione emiliano-romagnola non è riuscita nemmeno a mutuare le parti migliori del cosiddetto ‘buon governo’ delle regioni Lombardia e Veneto, locomotive d’Italia, governare dal centro destra, strutturandola in una proposta 'emiliana'. Ed i risultati di questa carenza si rifletteranno, così come si sono riflessi a Modena, sul risultato elettorale regionale. A prescindere dagli scandali modello Bibbiano, al di là degli immobilismi.
Ricordiamo bene quanto la vittoria personale e politica di Muzzarelli, a Modena, già nei minuti successivi alla proclamazione, venne assunta a modello per il PD ed il centro sinistra da applicare a livello regionale. E non perché Muzzarelli avesse brillato in risultati, in prospettiva ed in visione (anzi), ma perché capace di mantenere e di garantire lo status quo, di tenere saldo il volante del sistema, senza scossoni, continuando a garantire (e gli atti amministrativi, gli appalti e gli affidamenti a lungo termine assicurati prima della scadenza del mandato lo confermano), ai centri di potere, trasformati negli anni in centro del consenso, garanzie, vita e guadagni. E quai mondi, come era prevedibili succedesse, lo hanno premiato. Nonostante tutto.
E questo sta succedendo, da settimane, ormai da mesi, sul piano regionale. Con un Bonaccini nomade ed ospite da un capo all’altro della Regione. Nelle grandi aziende, nei comuni. A prendere accordi, a promettere e ad elargire contributi, ad impegnarsi. In prima persona. Mentre l’opposizione a trazione leghista, o meglio Salviniana, forse ancora inconsapevole della lezione Modena, conta ancora sui numeri forti dei sondaggi nazionali. Numeri politicamente ingannevoli, capaci di sviare dalla realtà, che alla prova dei fatti delle competizioni amministrative e regionali, servono solo nascondere i vuoti che nella politica dei territori per l'opposizione, anche civica, diventano abissi. E che si riflettono nel risultato delle urne, nei centri dove i risultati contano davvero: Bologna, Modena, Reggio. Numeri utili anche a chi, come Bonaccini, vinse la scorsa tornata con il voto di poco più del 18% degli emiliano romagnoli (ovvero poco più del 50% del misero 37% degli elettori che andarano a votare), di vincere ancora, migliorando di molto (come ha fatto Muzzarelli vincitore al primo turno nel 2019 dopo il primo ballottaggio nel 2014), il non brillante, anche se vincente, risultato ottenuto cinque anni prima. Nonostante i venti di crisi che soffiano sul PD anche dopo la ‘controriforma’ di Zingaretti. Ed è per questo che di fronte all’analisi degli ultimi 5 anni, all’accellerazione data da Bonaccini alla campagna elettorale, e ai ritardi con cui l’alternativa possibile si sta presentando all’appuntamento, nulla cambierà votare a novembre o votare a gennaio od oltre. Perché ormai i giochi sono di nuovo fatti e solo chi ha saputo gestirli sembra essersene accorto.
Gianni Galeotti

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