
Non è fuori contesto perchè la domanda è specchio di una dicotomia frutto dell'annullamento di ogni dibattito, di ogni ragionamento. E' lo specchio della rinuncia alla complessità e allo sforzo di non cedere alla pancia di un Paese che viceversa, con fare presuntuoso, si pensa possa capire solo le banalizzazioni. Una semplificazione sociale che si traduce, a livello istituzionale, in un decisionismo autoritario che riduce il ruolo sacro del Parlamento a fastidioso orpello e che si materializza in continue prove di forza di un Governo che ha, come unica vera autorevolezza, il fallimento conclamato dei partiti. In fondo è questa la fine dei tempi, intesa come degrado del tempo della ragionevolezza e dei 'lumi'. E infatti si aumenta la spesa militare, si decide di armare un popolo, civili compresi, e si risponde alla violenza (ingiustificabile sia chiaro) con la violenza. Cosa è fine dei tempi se non il tempo delle armi?
'Pace o condizionatori', dice il premier Mario Draghi. 'Chi non si vaccina muore e fa morire', disse pochi mesi fa. E nel pronunciare queste castronerie, annulla ogni tipo di compromesso e tentativo di soluzione diplomatica del conflitto sociale prima e internazionale oggi. Nessuno giustifica l'attacco di Putin, nessun giustifica gli orrori dell'invasione, ma da qui a rinunciare a ogni diplomazia ponendo come unico traguardo la vittoria militare ve ne passa.
Dalla guerra si esce solo con la guerra, questo dice il presidente del Consiglio che, per l'occasione, usa la formula che lo rese famoso 'whatever it takes'. A qualunque costo la ricerca non della Pace come artificiosamente afferma, ma a qualunque costo la vittoria di un Paese (come dichiarato anche dalla Von der Leyen) su un altro.
Non Pace, ma vittoria.
Legittimo, ma lo si dica. E si dica anche che a pagare il costo di questa presunta vittoria saranno cittadini, imprese, famiglie... Perchè è evidente che il sacrificio all'aria condizionata è metafora di una austerity devastante a livello sociale ed economico.
Si dica che si è scelta la guerra non la Pace. Il tempo immondo della guerra.
Giuseppe Leonelli

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