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Cinquant'anni fa la morte del Che: esattamente quando decidiamo di accettare che Peter Pan non esista?

Cinquant'anni fa la morte del Che: esattamente quando decidiamo di accettare che Peter Pan non esista?

Quando si smette di disegnare i campi rossi, il cielo verde, fare gli uomini con tre teste e sette dita? Quando si smette di pensare che il Sistema sia l'unica realtà possibile? Che tanto le cose devono andare cos?... E non si tratta di rinunciare a imbracciare il fucile, ma di rinunciare semplicemente ad alzarsi e dire la verità. Non l'unica verità, ma quella che si vede coi propri occhi, sforzandosi di non accettare la convenienza momentanea, il racconto condiviso. Le tre lire gettate dal pre-potente di turno. Quando esattamente crescendo si decide di uccidere Che Guevara? Quando si decide che Peter Pan non esiste?


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In quel giorno d’ottobre, in terra boliviana, era tradito e perso Ernesto Che Guevara…

Sono passati esattamente 50 anni da quel 9 ottobre 1967 cantato da Guccini. Cinquantanni fa moriva il simbolo della contestazione e della rivoluzione contro il potere, qualsiasi forma assuma. E poco importa quanto vi sia di costruito nel mito e quanto di reale. Il totem ha un significato in quanto totem. E toccare i totem è quasi blasfemo.

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza, perché con lui era morta una nostra speranza... Parole che valgono oggi. Intatte. indipendentemente dalle appartenenze politiche, perchè essere 'contro' viene ancora prima dell'essere 'parte' di qualcosa. E non si tratta di essere contro a prescindere, ma di provare ribrezzo verso la manfrina dell'elogio al potente di turno, al leaderucolo che passa, al padrone con le braghe bianche che - bontà sua - elargisce due lire ai poveri subalterni. Che ringraziano e si azzuffanno pure per quelle due lire.

Che Guevara per molti non è stato il simbolo della rivoluzione comunista, è stato il simbolo di come sia possibile non accettare lo staus quo, che proprio perchè status quo è sempre ingiusto perchè si basa su un Sistema chiuso di accordi, di legacci e di amicizie.

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Ma anche di cene, sorrisi e pacche sulle spalle, ma sempre a una condizione: il rispetto delle regole del gioco.

Che Guevara è stato tante cose e alcune nemmeno troppo nobili. Perchè non è detto che stare fuori significhi essere nel giusto, anzi. Fuori spesso ci sono i leoni e le contro-verità sono tante. Infinite. E non è detto che il lupo affamato di Fedro sia migliore del cane grasso alla catena, semplicemente non è alla catena.

Ecco, Che Guevara forse non era nel giusto (ammesso ci sia un Giusto assoluto), ma certamente ha dimostrato che ci se ne può fottere delle regole del gioco. Che ribaltare la scacchiera non è arrendersi, ma semplicemente un modo diverso di giocare a scacchi, che le pedine si possono usare per fare torri che arrivino fino alle ginocchia e il re può essere usato come cavatappi. Che Guevara è il simbolo del pensare diversamente, del coraggio di immaginare che esista una realtà diversa, magari non migliore, ma diversa. Un invito neanche radicale, ma tanto banale che i maestri lo insegnano ai bambini a scuola.

In fondo il punto è proprio questo, quando si smette di essere bambini?

Quando si smette di disegnare i campi rossi, il cielo verde, fare gli uomini con tre teste e sette dita? Quando si smette di pensare che il Sistema sia l'unica realtà possibile? Che tanto le cose devono andare così... E non si tratta di rinunciare a imbracciare il fucile, ma di rinunciare semplicemente ad alzarsi e dire la verità. Non l'unica verità, ma quella che si vede coi propri occhi, sforzandosi di non accettare la convenienza momentanea, il racconto condiviso. Le tre lire gettate dal pre-potente di turno. Quando esattamente crescendo si decide di uccidere Che Guevara? Quando si decide che Peter Pan non esiste?

Giuseppe Leonelli

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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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