Bianco e nero. Giusto e sbagliato. Una semplificazione che consente al singolo di dormire il sonno pacifico di chi ha fatto il massimo per il 'bene dell'umanità' e a chi governa, semplicemente, di continuare a governare.
Eppure i rischi di questa banalizzazione sono evidenti. Perchè se si annullano i 'grigi', si annulla anche lo spazio del compromesso e della trattativa e, di conseguenza, si rafforzano i muri che sono alla base di ogni guerra.
Nel linguaggio politico, nei mesi scorsi, sono entrati indisturbati concetti come 'sorci', 'evasori', 'assassini'... nei confronti di cittadini che semplicemente avevano deciso di non accettare un trattamento sanitario non obbligatorio e oggi, nel linguaggio istituzionale, un ministro degli Esteri si permette di dare dell''animale' al leader della prima o seconda potenza militare mondiale. Così, senza colpo ferire.
Intanto le piazze dei 'buoni' si riempiono di striscioni che inneggiano la pace. Sacrosanti appelli, ma usati strumentalmente per rinforzare la spaccatura di cui sopra. La pace non è la Pace di chi non vuole la guerra, ma è la pace di chi vuole addossare ogni colpa dimenticando ogni altro tipo di ragionamento. Chi ricorda fatti storici di 10-15 anni viene immeditamente accusato di essere filo-Putin, così come chi metteva in dubbio la strategia vaccinale veniva accusato di essere fiancheggiatore degli untori no vax.
Il mondo è questo. Il pensiero complesso ridotto alle scimmiette che ripetono lo stesso ritornello a prescindere. Cervelli in fuga non dall'Italia, ma dal corpo degli italiani. Davanti a ogni domanda il clichè è lo stesso. Il vaccino non impedisce il contagio? Perfido no vax! La Pace non si costruisce sventolando bandiere nazionali? A morte Putin! E intanto di sottofondo appaiono immagini di cagnolini dispersi tra le macerie... Dimentichi delle macerie umane che da sempre affligono metà del pianeta.
E se qualcuno imbastisce un discorso dal quale è difficile sfuggire... Beh, a mali estremi, estremi rimedi... Dalla regia ci dicono che dobbiamo andare in pubblicità.
Giuseppe Leonelli

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