
Alain lamenta di aver fatto un viaggio in compagnia di quelli che egli definisce 'giovani lanzichenecchi senza nome' e che, in realtà, non sono altro che adolescenti. Vestiti da adolescenti, i quali ascoltano musica da adolescenti, che parlano di ragazze e che bevono bibite analcoliche. Tutto qui.
Ma per Alain Elkann, nobiluomo nelle vesti di un antico monarca costretto a vivere nei tempi deteriori della democrazia, il quadretto che si staglia davanti ai suoi occhi nobili e avvezzi al bello e alla cultura alta (mica fumetti e musica pop per intenderci) è intollerabile. Egli che nel descrivere se stesso afferma di 'indossare, malgrado il caldo, un vestito molto stazzonato di lino blu e una camicia leggera' e aggiunge di avere 'una cartella di cuoio marrone' con all'interno 'il Financial Times del weekend, New York Times e Robinson, il supplemento culturale di Repubblica'. Egli che 'sta anche finendo di leggere il secondo volume della Recherche du temps perdu di Proust e in particolare il capitolo Sodoma e Gomorra' e che ha 'un quaderno su cui scrive il diario' con la sua 'penna stilografica'... Ecco, egli non può proprio tollerare quei giovani che hanno la colpa di 'ammassare nei vari cestini per la carta straccia lattine di Coca Cola o tè freddo' e che indossano 'scarpe da ginnastica di marca Nike' e hanno 'l’iPhone con cuffia per ascoltare musica'.
E così si lancia in una invettiva generosamente pubblicata dal giornale edito dal figlio. Un reportage che, nelle intenzioni dell'autore, avrebbe voluto essere un pezzo di 'storia vissuta' e che finisce per essere il biglietto da visita, tanto sincero quanto involontario, di quella che oggi è la visione del mondo di una fetta della sinistra italiana delle cui lodi trasuda da sempre il quotidiano fondato da Scalfari.
Giuseppe Leonelli

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