Non parliamo poi di cibo e bevande di ogni qualità. La gara in questi giorni nei negozi, nei mercatini e nei supermercati è all’acquisto del panettone più stravagante, salmoni affumicati dei mari del nord, stortine, sardine, pesci fritti, crostacei di ogni fattura, frutta esotica, cotechini, zamponi, capponi e pasta e vini e spumanti e champagne e liquori.
Non parliamo poi dei bambini e dei loro giocattoli... Quasi ognuno di loro ha talmente tanti gingilli che da solo potrebbe aprire una ludoteca. Quelli che ancora arriveranno in più il 25 dicembre serviranno come piccola parentesi di distrazione, niente di più.
Una folle corsa al nulla che ci vede però sempre più cattivi, più intransigenti, più aggressivi e soprattutto più tristi; basta sedersi una mezz’ora in una di quelle panchine dei centri commerciali ad osservare le persone che affollano ogni spazio. Ingrugniti come non mai, una moltitudine di consumatori-automi spingono carrelli come se dovessero arrivare primi ad una competizione senza traguardo. E guai al malcapitato che dovesse inavvertitamente trovarsi sulla traiettoria di qualcuno di costoro. Incapperebbe senz'altro in insulti o spintoni. Alla cassa poi attenzione, anche solo per distrazione, ad affiancare uno dei sopra menzionati consumatori in corsa, che potrebbe pensare di perdere il primato del pagamento conto. Tutti hanno fretta: di andare, di comperare, di pagare. Molti hanno fretta di arrivare a casa, per essere primi, da soli, a non si sa bene a far che cosa.
Anche il traffico cittadino nei giorni che precedono il Natale si modifica. Le automobili e i suoi guidatori si trasformano e sono oggetto delle stesse dinamiche dei carrelli al supermercato.
E poi ancora le vacanze... A chi va più lontano e al disperato travestito da soddisfatto che spende di più.
Insomma, ogni anno sembra allontanarsi la speranza che il Natale attraverso la commemorazione, il 25 dicembre, della nascita di Gesù possa farci riflettere sull'amore, sull'unione e sulla connessione con gli altri. Da tempo appare solo come l'ennesima festa consumistica, al pari di Halloween o il Black Friday.
Con i vescovi stessi che si arrampicano sui muri della scienza per parlare di cambiamenti climatici e transizione ecologica.
E allora a quei pochi o tanti che si sentono a disagio in questo periodo dell’anno non rimane altro che un consiglio: quello di trattenere il respiro da qui al 7 gennaio, ovvero fino al ritorno della “normalità”, quando tutte le lucine si saranno spente, i regali scartati e le tredicesime quasi esaurite.
Per tutti quelli che non hanno bisogno di immergersi in questa folle bolgia, perché lo spirito del Natale è altrove ed è tutto l’anno, nell’amore per le persone che ci sono vicine pure senza regali e senza false ritualità, nel fare quotidianamente il proprio dovere, nel ricercare un senso civico nel proprio agire quotidiano o nell’amore per gli animali.
Cinzia Franchini

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