Opinioni Il Punto

Giovedì grasso, risate leggere e satira senza rischio

Giovedì grasso, risate leggere e satira senza rischio

Molte battute, nessuna ferita: il Carnevale che non disturba nessuno


2 minuti di lettura

Ieri, dal balcone, Sandrone e la famiglia Pavironica hanno fatto il loro tradizionale sproloquio di Carnevale. Una tradizione amata, identitaria, che appartiene alla storia di Modena tanto quanto la Ghirlandina. Nel testo – come da copione – non sono mancati i riferimenti alla raccolta differenziata, ai cassonetti, alla viabilità, ai monopattini, ai marciapiedi dissestati, al traffico, alla sicurezza percepita, al Gigetto, alla pulizia, alle fontane, alle promesse del sindaco, alle rotatorie, alla tangenziale, ai concerti per Pavarotti, alle luminarie natalizie.
Temi noti. Temi che tutti riconoscono. Temi che fanno sorridere perché sono familiari. Ma è proprio qui che nasce una domanda. La satira deve solo far sorridere o deve disturbare?
Perché la forza della satira, storicamente, non sta nell’accarezzare il consenso. Sta nel pungere. Sta nel mettere il dito nella ferita. Sta nel dire ciò che molti pensano ma pochi osano pronunciare.
Nel lungo sproloquio di quest’anno non una parola sull’ammanco milionario della Fondazione. Non un cenno alla vicenda AMO. Nessun riferimento alle zone d’ombra amministrative che hanno segnato gli ultimi mesi.
Eppure si tratta di questioni pubbliche, rilevanti, discusse. Non pettegolezzi, ma fatti politici e istituzionali. Si può ironizzare sulle buche, sulle rotonde e sui monopattini. È facile. È condivisibile. È rassicurante.
Spazio ADV dedicata a Società Dolce: fare insieme
Ma non sposta nulla.
La satira vera, quella che resta, quella che fa ridere davvero, è quella che fa anche un po’ male. È quella che mette in imbarazzo il potere. È quella che non sceglie bersagli comodi. Nel discorso di Sandrone si percepisce un’ironia diffusa, ma mai davvero tagliente. Una critica che si ferma sempre un passo prima del punto sensibile. Come se esistesse un confine invisibile da non oltrepassare.
E allora viene da chiedersi: è ancora satira se non graffia? O è diventata una forma di teatro civico, gentile, rituale, che accompagna l’amministrazione più che incalzarla? La tradizione delle maschere modenesi è grande proprio perché, storicamente, rappresentava la voce del popolo. Non la voce neutra. Non la voce prudente. La voce franca.
Il rischio, altrimenti, è che il Carnevale si trasformi in una liturgia innocua. Si ride, si applaude, si torna a casa. Tutto resta com’è. Modena non ha bisogno di satire educate. Ha bisogno di ironia intelligente e coraggiosa. Perché una città che si dice “ricca, tranquilla e accogliente” dovrebbe poter reggere anche una battuta scomoda. Anzi: dovrebbe pretenderla. La risata che non disturba nessuno è una risata che non cambia nulla.
E forse – proprio nel giorno in cui si celebra la libertà dello scherzo – sarebbe stato bello sentire una parola in più.
Una parola che non consola, ma scuote. Perché la satira, quando è vera, non chiede permesso.

 

Cinzia Franchini

 


Foto: Fabrizio Annovi
Foto dell'autore

E' imprenditrice artigiana nel settore del trasporto di merci conto terzi ed è consulente per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose ADR su strada. E' RSPP e si occupa di gestire tutte le att...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Tradizione e sapori di Modena

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.