L’autore di quella molestia, inaccettabile e da censurare, è stato così trasformato in facile capro espiatorio di una società incapace di riflettere su se stessa e sulle proprie storture. Due giorni dopo nel Varesotto due ragazze di 22 anni sono state oggetto di una violenza gravissima. La prima aggressione è avvenuta a bordo del treno intorno alle 22, all'altezza di Tradate. Due uomini hanno preso di mira la ragazza che viaggiava da sola e l'hanno violentata sul treno poco prima che scendesse dal convoglio. Bloccata e strattonata, è stata costretta a subire uno stupro. La seconda aggressione è accaduta nella sala d'attesa della stazione di Venegono Inferiore, dove sempre gli stessi due uomini hanno cercato di abusare di un'altra ragazza che è riuscita a divincolarsi e gridare mettendoli in fuga.
Due fatti gravissimi, perchè si sono verificati nell'ambito di quella quotidianità che quasi ogni donna si trova a vivere ogni giorno. Viaggiare su un treno per lavoro o studio, o attendere semplicemente un treno che la riporta a casa dopo una giornata di lavoro. Luoghi dove una donna dovrebbe, parimenti a chiunque, poter essere certa di non essere violata in alcun modo, nè verbalmente, nè con gesti e tanto meno con la violenza più grande e indelibile che si possa perpetrare su una donna. Una violenza che cambia inesorabilente la vita per sempre.
Ebbene questi episodi sono stati derubricati in fretta a fatto di cronaca. Uno come tanti. Uno in più rispetto a quelli registrati anche nella nostra provincia. Perché la condanna nei confronti delle violenze subite dalle donne in fondo è più facile se resa esemplare, se plasmata a uso e consumo di un dibattito televisivo, ripulita dall’orrore che uno stupro o un omicidio porta con sè.
Un sistema che spende risorse pubbliche, i cui protagonisti con fasce tricolori al collo si affannano in discorsi retorici sterili senza riuscire a incidere nella realtà. Un sistema che mette in campo una giustizia lenta, farraginosa e sempre in osceno ritardo rispetto ai problemi che è chiamata a risolvere. Tutto questo, quello che è accaduto in diretta sulla tv Toscana non lo fa vacillare in nessun modo, non lo sfiora nemmeno e, proprio per questo, viene preso a paradigma. Esattamente come una panchina pitturata di rosso o un baffo sulla guancia, simboli di plastica, utili solo a mettere a posto la coscienza di coloro che continuano a rimodellare una società che esclude le donne in modo talmente clamoroso da aver bisogno di quote rosa per certificare una parità inesistente.
Cinzia Franchini

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