'L'informazione è democrazia. Il giornalismo è cronaca, è cultura. Entrambi sono fra le fondamenta di una società libera. Per questo aderisco alla campagna dell'Agenzia di stampa Dire #abbracciaungiornalista: quindi un caro abbraccio a Mattia Cecchini, capo della redazione Dire di Bologna, e attraverso di lui a tutti i cronisti, il cui racconto dei fatti nessuna violenza può e deve fermare' - così il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.
Che l'aggressione subita da Daniele Piervincenzi ad Ostia sia un fatto gravissimo è sotto gli occhi di tutti. Non vi sono dubbi. Detto questo, la campagna 'abbraccia un giornalista' appare del tutto fuori luogo. Politici e amministratori non sono e non devono essere 'amici' dei giornalisti, se non a livello personale (può capitare...). Ma la foto ricordo-istituzionale con tanto di abbraccio tra un giornalista che dovrebbe raccontare del potere in Regione Emilia Romagna (come fa il capocronaca dell'Agenzia Dire) e il massimo esponente di quel potere in Regione (Stefano Bonaccini) appare completamente fuori luogo. E questo aldilà delle intenzioni indubbiamente positive e di solidarietà nei confronti di Piervincenzi.
Come sono del tutto vuote le parole di Bonaccini stesso sulla 'società libera' grazie al giornalismo. E' verissimo, ma Bonaccini se potesse, d'istinto, chiuderebbe ogni voce critica. E ci sta. Il giornalismo deve dare fastidio e il potere (di destra, sinistra o stellato) è logico sia infastidito dal giornalismo. Ma nonostante questo deve, anzi è obbligato a lasciarlo libero: libero di dare fastidio. Non libero di essere abbracciato. Il giornalismo deve essere tollerato da chi comanda non amato. E tantomeno pagato (ne sa qualcosa la Regione stessa con il famoso scandalo dei giornalisti a cui venivano pagati cene e alberghi per magnificare le eccellenze emiliane).
Tutto il resto, tutte le altre melasse su libertà di stampa e di critica, è retorica. O peggio: marchette.
Leo

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