Nell'ormai stantio rito finale dei fuochi d'artificio (nemmeno quelli sono più capaci ormai, ma questo non per colpa del PD, di attirare le folle di un tempo), si è chiusa, a Ponte Alto, la prima festa provinciale dell'unità post scissione. Con meno volontari, con meno spazi per la politica, e con meno ristoranti gestiti direttamente dai circoli del PD. Una festa, la prima, senza la sinistra del partito.
Senza Bersani e quelli che tra di loro si chiamavano compagni. Perché nel PD di Renzi, quello della camicia bianca, non ci sono più nemmeno loro: i compagni. O, almeno, quelli chiamati così. Al loro posto ci sono gli 'amici'. In questa festa non abbiamo mai sentito chiamare qualcuno 'compagno'. Perché nel PD di Renzi c'è la festa dei compagni senza i compagni, la festa dell'Unità senza l'Unità, c'è un Ministro dell'Università che non ha fatto l'Università e alla fine c'è stata una festa del PD senza PD.
Un partito che pur a fatica, e nonostante la mancata concorrenza, mantiene il primato dell'organizzazione (reggere quasi un mese di festa con un programma comunque articolato di spettacoli, dibattiti e confronti, in ogni provincia, fa indiscutibilmente onore e denota grande capacità organizzativa), ma forse non è più capace di essere partito, nel suo modo di essere, di organizzarsi e, in occasioni come queste, di partecipare.
Ed è questo che da la cifra di quanto le cose siano cambiate. In questo senso sembra davvero una 'festa finita'. Scene impensabili anche solo 5 anni fa. Perché vedere ministri arrivare e parlare di fronte a platee sostanzialmente vuote, era cosa che il partito non avrebbe lasciato succedere.
Perché se quel partito esistesse ancora, almeno gli eletti li avrebbe spinti e convinti ad assistere.
Gianni Galeotti

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