Con quel prestito si è creato un vincolo patrimoniale che ha modificato i rapporti di forza interni fra Hera e Aimag prima ancora della decisione politica. Determinando un fattore di irreversibilità: che si ha quando un atto preliminare, come un prestito o un’anticipazione, condiziona le scelte successive rendendo difficile o troppo costoso tornare indietro. Qui è accaduto esattamente questo: Aimag ha accettato un finanziamento da un socio di minoranza che, per definizione, non dovrebbe essere creditore ma partecipante al rischio. E Hera, da semplice socio, è diventata interlocutore finanziario diretto, in posizione di vantaggio informativo e decisionale. Un atto che, per i principi di correttezza amministrativa, avrebbe quantomeno richiesto un’interlocuzione ufficiale con i soci pubblici - se non un’autorizzazione preventiva - e una motivazione di necessità non solo dichiarata ma dimostrata.
È una situazione anomala. Nelle società a controllo pubblico, le anticipazioni dovrebbero arrivare da istituti finanziari terzi, non da un socio industriale privato che ha un interesse diretto a modificare la governance. Il prestito espone ora l’amministrazione a un doppio rischio. Se la restituzione dovesse creare tensioni finanziarie, scatterebbe un problema di responsabilità gestionale per la presidente Paola Ruggiero (nella foto) e per il CdA che ha approvato l’operazione. Se invece Aimag riuscisse a rimborsarlo senza difficoltà, verrebbe meno tutta quella narrazione della crisi che giustificava la fusione con Hera.
In entrambi i casi, la credibilità politica del CdA si indebolisce. Così come quella del sindaco Riccardo Righi: che in questi mesi ha portato avanti la linea di Hera come se fosse l’unica scelta inevitabile, senza cercare alternative. Trascinando i suoi consiglieri comunali in una posizione giuridicamente fragile e politicamente insostenibile.
Eli Gold

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