Guerzoni ha infatti tentato un asse con Federica Venturelli, ma l'ex segretario cittadino sembra aver riunciato al ruolo di 'pedina' di Muzzarelli per una più solida ricollocazione, se non al fianco di Mezzetti, quantomeno neutra. Stesso dicasi per il tentativo di 'patto' con Andrea Bortolamasi, ma come il pasticcio Palamadiba dimostra, i due non hanno ottenuto finora risultati concreti. Del resto i rispettivi referenti (Muzzarelli per Guerzoni, Bonaccini per Bortolamasi) hanno uno storico rapporto di amore-odio che rende difficile una alleanza strutturata.
Inutile dire invece che una sintesi con l'ex muzzarelliana Francesca Maletti non solo è tramotata, ma non ha mai visto l'alba per l'indole diciamo così 'attenta al compromesso con chi comanda' del vicesindaco.
Ecco allora che con una semplice mossa, un apparente cambio tecnico di deleghe, il sindaco ha dimostrato ai Dem modenesi che siedono in Consiglio e a Muzzarelli di avere le mani libere e di non sottostare a 'mini commissari' all'interno della propria squadra. Il Pd ovviamente non ha gradito, ha protestato nei corridoi, magari con Lenzini ha boffonchiato qualche critica verso Mezzetti e il suo scudiero 'craxiano' Zanca, ma alla fine ha incassato. Anche perchè l'altro Pd, quello che risponde a Stefano Vaccari, con Mezzetti va d'amore e d'accordo (al netto del caso Amo).
Del resto il potere dei Dem in piazza Grande al momento, nonostante il 42% incassato alle urne, è quello di una tigre di carta: può ruggire e battere i pugni ma alla fine - a meno che non si pensi davvero di sfiduciare il proprio sindaco - non ha nessuna vera arma di contrattazione. E questo Mezzetti, da non iscritto al Pd e con le mani sufficientemente libere dalle pastoie modenesi, lo sa benissimo.
Giuseppe Leonelli

(1).jpg)


