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La lezione di Berlusconi: la voglia di vivere che rompe gli argini della convenienza

La lezione di Berlusconi: la voglia di vivere che rompe gli argini della convenienza

Quel Silvio Berlusconi che vinceva tutto, che tutti cercavano e riverivano, al quale tutti si prostavano leccando mani, piedi e anche parti meno nobili, continuava a mostrare la parte meno controllabile, spontanea, vitale, dell'uomo. In ogni circostanza, contro ogni protocollo


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Un desiderio di vita che va oltre. Oltre i successi personali, oltre le imprese imprenditoriali e sportive, oltre le vicende politiche che hanno segnato la storia degli ultimi trent'anni del nostro Paese. Forse è proprio quel desiderio di vita, tratteggiato anche oggi nell'omelia del vescovo di Milano, che hanno reso Silvio Berlusconi quello che è stato. Un uomo.

Un desiderio di vita che, mentre per capacità, doti manageriali, intelligenza, memoria, attenzione al proprio interlocutore, costruiva un impero, mentre realizzava dal nulla un nuovo modo di concepire la politica (Forza Italia), la comunicazione (Mediaset), lo sport (il Milan), i servizi bancari (Mediolanum), gli ha permesso di restare coi piedi ancorati alla terra, di continuare a giocare e scherzare come fosse un adolescente.

Quel Silvio Berlusconi che vinceva tutto, che tutti cercavano e riverivano, al quale tutti si prostavano leccando mani, piedi e anche parti meno nobili, continuava a mostrare la parte meno controllabile, spontanea, vitale, dell'uomo. In ogni circostanza, contro ogni protocollo. Non per gratificare un Ego, ma per sentire davvero di essere e di esserci, di non perdere tempo. La barzelletta da liceale su Rosy Bindi, la spolverata da bullo della sedia da Santoro, l'orologio d'oro regalato in uno sprazzo di generosità a un bisognoso, le corna nella foto coi grandi della terra...
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Non erano semplici gesti da guitto, erano i frutti della strabordante voglia di vivere che rompeva gli argini del politicamente corretto e del dover essere. La passione per le donne, fuori da ogni appiattimento di rispetto manicheo di genere, anch'essa si inseriva in questo contesto. Senza cercare scuse o giustificazioni, ma lasciando un ricordo positivo di sè in chi lo ha accompagnato per mesi o anni. Accogliendo anche le sfide più difficili, i labirinti giudiziari, con slancio. Come un gioco. Sempre lo stesso, come da bambini.
Lo ha detto il presidente russo Putin, all'indomani della morte: Berlusconi si concedeva quello che nessun politico di solito si concede, dire quello che si pensa.

Dire quello che si pensa, per affermare quello che si è. Rompendo la prigione della coerenza, per aprirsi a ogni cambiamento. E' questa in fondo la libertà più grande, solo apparentemente vincolata alle possibilità economiche. Perchè a volte il dover essere dettato dal potere ammanetta molto di più della spensierata disperazione del non aver nulla da perdere. Berlusconi ha dimostrato questo. Al di là delle idee politiche e di quella rivoluzione liberale promessa e un po' tradita.
Ha dimostrato che il desiderio di vita travalica ogni steccato, anche quelli morali, religiosi, istituzionali. La vita è più forte e per ringraziarla occorre stare alle sue regole, senza cancellare la morte, ma pensando che essa, quando arriva, dovrà trovarci stanchi per aver obbedito in pienezza al dono al quale essa pone fine. Il cupio dissolvi cancellato da un infinito desiderio di mangiarla, berla, strapparla. La vita. Parlando con Dio, ma senza aspettare che Dio parli con noi. Perchè questa sarebbe vera presunzione. E allora chi ha riconosciuto questo, al di là della sua appartenenza politica, al di là della croce vergata in trent'anni sulla scheda elettorale, oggi piange e rende omaggio a Silvio Berlusconi.  
Giuseppe Leonelli
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