Questa curiosa teoria dell’armiamo l’Ucraina per raggiungere la pace, potrebbe ricevere in primis un paio di semplici constatazioni: i tempi saranno lunghi e la pace si firmerà quando la Russia avrà perso o deciderà che l’aggressione all’Ucraina non è più sostenibile e si ritirerà. È uno scenario possibile? Davvero possiamo immaginare che la prima superpotenza mondiale nelle armi atomiche perderà contro l’Ucraina? Davvero possiamo immaginare che l’Armata Rossa sia allo stremo delle forze, fermate dai volontari civili e dal loro eroico coraggio?
La spiegazione di certe città conquistate al rallentatore o addirittura perse potrebbe essere diversa da quella che raccontano i media italiani: nessuno ha ancora compreso quale sia il vero progetto di Putin, che ha pianificato questa invasione, come extrema ratio, da circa due anni; nessuno ha ancora compreso quali siano i veri obiettivi. L’unica cosa certa è la considerazione che il Presidente russo ha degli altri, espressa chiaramente nell’intervista/documentario girato da Oliver Stone. Per lui, un nemico anche acerrimo può tornare ad essere amico, se lo scontro è stato leale. Non assolve, invece, i traditori, contro i quali è giusto vendicarsi fino alla distruzione completa.
Questa guerra, nella sua ottica deformata, non è contro il popolo dell’Ucraina, ma ha quale bersaglio il governo Zelensky considerato nazista. Un governo favorito e appoggiato dagli USA per i suoi giochi di guerra contro Mosca e che ha condotto Kiev, la culla della Russia, a voltare le spalle a quella che è la vera madre patria. Questa interpretazione, nella sua follia, può avere un qualche fondamento di vero, poiché nei primi giorni di guerra non si sono mai visti civili che fermano colonne di carri armati, soldati che sparano in aria per allontanarli e avvertimenti della popolazione su dove si vuole colpire.
Ma torniamo alla teoria degli Stati Uniti e sodali, che vede nello spedire armi all’Ucraina l’unica strada per giungere alla pace. Ammesso che sia compito dell’Occidente intervenire per pareggiare le forze tra due contendenti, il divario tra Mosca e Kiev è colmabile? Possiamo immaginare che le due forze, con il nostro appoggio, possano equilibrarsi? Se ammettiamo questo nostro dovere “morale”, allora mi domando perché non si intervenga nello Yemen, in guerra da otto anni con oltre 20 mila vittime tra i civili, con il movimento sciita Houthi attaccato da quello sunnita Hadi, che annovera il sostegno di nove Stati capeggiati dall’Arabia Saudita. Riyad ha giustificato il suo intervento dicendo che gli Houthi sono appoggiati dall’Iran e quindi oggi abbiamo 10 soggetti armati contro due.
L’ipotesi di Biden e di Draghi, in Italia, avrebbe una certa giustificazione molto forzata – perché di “morale” in questa guerra non c’è nulla, ma vi è molto business – se le due popolazioni avessero un numero pressoché uguale, come paritario fosse il numero dei soldati, con una parte che è equipaggiata meglio e rappresenta il “cattivo”: l’aggressore.
Da che mondo è mondo, la pace si raggiunge sempre quando uno dei contendenti ha perso, si arrende: ad una morte inutile preferisce alzare bandiera bianca e vivere. Gli ucraini dichiarano che resisteranno fino a quando ci sarà un loro soldato in piedi e quindi, se la matematica non è una opinione, la sconfitta ha una possibilità ampia.
Ci sarebbe un’altra via, mai perseguita dall’Uomo perché troppo matura, troppo intelligente: è quella di un accordo immediato, prima della distruzione totale di un Paese che non si risolleverà più, dove ognuno rinunci a qualcosa e tutti si possa tornare a lavorare, ad ascoltare serenamente un concerto e a progettare il futuro per noi e la nostra famiglia. Tra mille parole, le uniche sensate le ha pronunciate Giorgio Cremaschi, massimo esponente del movimento “Potere al Popolo”. La guerra si può fermare subito con un serio accordo tra le parti. Incredibile che tanta ovvietà sia venuta in mente ad un partito che non ha un gruppo di rappresentanza in Parlamento! (E, se lo scrivente può aggiungere essendo un Conservatore dichiarato, di estrema sinistra!).
Con Biden e questa classe politica sarà impossibile. Anche il Papa è rimasto inascoltato; i cristiani hanno mostrato tutta la loro debolezza anche sui principi della fede (il cuore del cristianesimo è la mitezza, “...fate del bene a coloro che vi odiano...A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra…”) e le conseguenze economiche di questa operazione, con le sanzioni a Mosca, saranno disastrose, visto che si aggiungono alle serie difficoltà causate dalla pandemia.
Purtroppo non abbiamo più statisti, personalità politiche di grande maturità e alto profilo intellettuale, capaci di analizzare i fenomeni in modo freddo e pragmatico, senza ipocrisie, senza teatro e ingiustificato bullismo, con posizioni autonome, nell’interesse del Paese che si rappresenta. L’opzione “accordo” non è neppure presa in considerazione. Far ragionare Zelensky, invece che illuderlo, è una strada impercorribile. Consigliargli di scendere a patti, finché ha ancora un Paese e un popolo da governare, è una bestemmia. Come afferma il Papa, non si trova il denaro per il lavoro, aiutare gli italiani allo stremo delle forze dopo il Covid e pressati da tutti gli aumenti, ma lo si recupera per comprare armi. Si accetta la richiesta americana senza discuterla. La Politica, sempre così attenta agli umori del popolo, se ne frega che lo stesso sia contrario nella maggioranza e che, quando qualsiasi partito pubblica post di convincimento sui social, gli insulti si sprechino e si contino a centinaia.
In troppi sognano la Russia sconfitta, castigata, tornata ad essere un immenso e ricco Paese con le “pezze al sedere” e le donne che vengono da noi a servire ai tavoli dell’hosteria. Pare un sogno difficilmente realizzabile, però, ma ciò che è certa è la morte, anche oggi, di innocenti, che neppure immaginavano questa guerra, non la comprendono, non la vogliono e per essa perderanno ogni cosa. Compresa la vita.
Massimo Carpegna

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