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Natale dentro, la follia di voler credere nel Miracolo

Natale dentro, la follia di voler credere nel Miracolo

Un Natale dentro che supera la Cristianità, pur senza negarla, senza diluirla in un panteismo pieno di silenzi orientaleggianti e di vuoto relativismo


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Come una fiammella lontana ogni anno, a Natale, la ricerca di Senso sembra voler dimostrare di non essere vana. Sepolta da cenoni, disperate corse al successo e compromessi, dolori, mitra e pastorale e panettoni artigianali, risate di plastica, burro e salmone, bollicine, falsa modestia... Sepolta, ma non spenta, una luce che profuma di bosco e di neve gelata si ostina a brillare.
 

Un Natale dentro sopravvive e pretende uno spazio, tanto folle quanto razionale. Ogni anno il pensiero della Messa di mezzanotte nei banchi della chiesa che custodisce i ricordi dell'infanzia, va ben oltre il rito. E' un passato che è promessa di futuro, nonostante la dittatura della realtà, nonostante un coro di teste dondolanti neghino l'impossibile e tutto dica che è infantile, bigotto e un po' ipocrita credere nel Miracolo. Il Miracolo semplice degli occhi stupiti di un bimbo che tira la giacca al vecchio seduto di fianco per chiedere se davvero all'uscita nevicherà, il Miracolo profondo che sconvolge e fa cadere da cavallo, che fonde il sorriso alle lacrime. E ancora la speranza contro ogni speranza: il Miracolo che svela il Mistero, lo rende visibile, concreto.
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Il Miracolo umano della solidarietà e dell'uscire da se stessi per riconoscere la vanità della ricchezza e balbettare un desiderio di bene anche per gli altri, per chi si sente sul baratro.
 

Un Natale dentro che supera la Cristianità in quanto tale, pur senza negarla, senza diluirla in un panteismo pieno di silenzi orientaleggianti e di vuoto relativismo. Il profumo di incenso che fa stringere gli occhi, le mani sprofondate nelle tasche del giaccone appena comprato, la sensazione che ancora nulla è perduto: la Grotta di Betlemme, il cammino povero dei pastori, diventano Segno eterno di quella luce che reclama tempo e silenzio, senza per questo ridursi a metafora. Una Salvezza personificata che si può intuire solo a occhi chiusi, solo dal bagliore di una porta socchiusa. La Storia, l'Arte, le orme lasciate dai giganti sono lì, compagni di viaggio di quella Messa di mezzanotte collettiva e allo stesso tempo individuale che spazza via e si fa beffa del superfluo e che risponde ai Perchè che accomunano tutti gli uomini. Non è un identitarismo gridato, è l'identità di ciascuno che viene a prendere ciò che è suo.
 

Un Natale dentro fatto di ricordi, di timbri di voce, di profumi e di sapori ancora vivi: le pesche sciroppate, i tortelli fritti, le mani che danzano su un volante in radica, la Madonna dipinta sulla grande testata del letto in ferro battuto.
L'illusione di sentire la presenza di chi è passato dalla morte sconfina nella intuizione di sapere che non è una bugia, ma la sacralità del qui e ora si tramuta in roccia.
Intanto le dita sfiorano i nomi incisi sul legno degli schienali, le candele vibrano tra cera e pezzi di fiammifero e le voci indistinte tutto intorno si mescolano a mo' di ninna nanna.
Per qualche secondo, mentre il prete col suo vestito bianco alza al cielo il Pane, le contraddizioni sembrano sciogliersi. La Fede semplice e umile nelle mani ricurve che sgranano rosari, quella negata con dignità al tavolo del bar come nelle corsie di ospedale. La bontà ostentata a ore e quella praticata tutta la vita. Le proprie menzogne e i rari gesti nobili. L'ingiustizia dell'addio e lo scandalo del male. Il bisogno di Vedere che supera la vergogna.
Ancora una volta Natale dentro. Ogni anno diverso. In un cammino difficile e senza sensi unici. In una Messa di mezzanotte che, come una sirena, ogni anno domanda il perchè della propria assenza.
Giuseppe Leonelli
Foto Montefiorino, Presepi d’autore
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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