Se mercoledì Draghi dovesse decidere di regalarsi la meritata pensione e di dedicarsi alla vita da nonno, il Belpaese non precipiterebbe in una voragine autodistruttiva. O almeno non cadrebbe in una voragine peggiore di quella nella quale già si trova.
Ormai appare abbastanza evidente che si troverà una mediazione per non andare al voto, ma il compromesso - sia chiaro - non è affatto finalizzato a salvare gli italiani dal mostro a tre teste che solo Mario il banchiere è capace di domare. Il compromesso che si raggiungerà sarà finalizzato unicamente a salvare la faccia ai partiti che hanno sostenuto questo governo del 'tutti insieme appassionatamente', a permettere loro di organizzarsi in vista del voto del 2023 sperando di avere il tempo di architettare un bis per sopravvivere. Dilettandosi, tra un trasformismo e l'altro, negli slogan di sempre, dalla 'responsabilità' alla 'coerenza'...
Draghi è il commissario voluto dall'Europa, e gradito agli Usa, che serviva per essere garante di un Paese non ritenuto all'altezza di meritare la democrazia. L'addio di Draghi significherebbe restituire all'Italia la dignità che merita, restituire agli italiani il diritto di scegliere. Democraticamente. Ormai è evidente che non succederà. L'Italia resterà commissariata in attesa di preparare per il prossimo anno un nuovo commissariamento nuovo nuovo, così bello da non apparire neppure tale. L'Italia resterà commissariata e continuerà a precipitare nel baratro economico e nella umiliazione neocoloniale nella quale è ridotta. Ma il governo festeggerà e dirà 'pensate come sarebbe andata peggio se non ci fosse stato Draghi...' Già pensate...
Giuseppe Leonelli

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