Forse il Ministro Minniti non si è accorto che la legislatura è finita, che la campagna elettorale è finita, che il 'suo' governo è finito e che anche se ancora in carica è solo perché chi ha vinto le elezioni non si è ancora messo d'accordo (e non è poco), su chi deve governare. Perché, sinceramente, viene da pensarlo, seguendo il dibattito politico sui temi della sicurezza ed immigrazione di questa ultima settimana. Perché ad oltre un mese dal risultato definito delle urne che ha riportato il PD all'opposizione, quella appena trascorsa è stata la settimana dove sono tornate sul tavolo da un lato, e varate misure dall'altro, questioni e scelte politiche degne di essere affrontate e, appunto, lanciate, non certo da un governo e da un ministro che dovrebbe essere chiamato in causa solo per la gestione dell'ordinaria amministrazione. Bensì da un ministro in carica e con pieni poteri, come Marco Minniti lo era fino a poco tempo fa.
Invece no, il ministro Minniti viene chiamato in causa, soprattutto oggi, sulla questione degli organici della Polizia di Stato della questura di Modena e dei commissariati della provincia; questione che non è stata affrontata dallo stesso Minniti, per tutto il periodo del suo mandato (nonostante le forti sollecitazioni arrivate da questo territorio, e soprattutto dall'area nord della provincia), e che non spiega perché e come dovrebbe affrontarla oggi.
La verifica che dovrebbe essere fatta, e che non è stata fatta, sull'efficacia o sulla reale applicazione delle altre misure comprese nel pacchetto Minniti sull'immigrazione varato un anno fa, va molto oltre. E riguarda, per esempio, il previsto potenziamento delle commissioni territoriali chiamate a valutare le pratiche per la richiesta di asilo (sulle quali si è scatenata la protesta degli stessi richiedenti asilo ospitati nelle strutture di accoglienza, e obbligati ad un attesa anche di due anni per andare davanti alla commissione e avere una risposta sul loro status), o sull'avvio di una strutturata ed ampia collaborazione con i comuni per percorsi di lavoro socialmente utili.
Perché anche in questo ambito, grossi passi avanti non sembra, al di la di qualche sporadica iniziativa tanto rara da fare notizia (tipo pulizia di aiuole e poco altro), se ne siano fatti. E allora a che cosa dobbiamo la solerzia con cui, senza un governo, politica ed istituzioni hanno deciso di riportare all'attenzione il tema degli organici e la decisione di aprire i CPR? Colpo di coda di un esecutivo finito e di un Ministro che non ha ancora assimilato l'idea di un futuro fuori dalle stanze che contano e condanato all'opposizione, o tentativo di scaricare la patata bollente al governo che verrà?
Gianni Galeotti

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