Per la prima volta, dall'inizio della pandemia, pur con notevole ritardo rispetto alle necessità e agli annunci, l'Emilia-Romagna ha raggiunto oggi il traguardo dei 10.000 tamponi giornalieri. Ieri, in regione, si erano superati i 9.000 e oggi gli 11.000. Esattamente 11.184. Che se consideriamo il numero di nuovi positivi che da questi tamponi sono emersi, ovvero 52, significa che in Emilia-Romagna oggi risulta positiva una persona ogni 215. Ma a fianco al dato del numero dei soggetti nuovi positivi, che per forza di cose aumenta all'aumentare dei tamponi, e che conferma come l'attività massiva di screening sulla popolazione aiuta anche ad individuare il virus nella fase in cui gli effetti potenziali sono ancora limitati e la cura, così come l'isolamento, è possibile nell'ambito del proprio domicilio, è proprio la mancanza di incremento di soggetti ricoverati in terapia intensiva che ci fa dire, non da esperti, ma da semplici osservatori, che qualcosa, oggettivamente, e in positivo, è cambiato.
Non siamo nelle condizioni di dire se il virus è mutato, o è meno aggressivo (come diversi scenziati e virologi hanno detto e smentito), o se è l'attività di screening sempre più capillare che appunto aiuta ad affrontare gli effetti del virus ai
primi stadi del suo sviluppo prima che sfoci in sintomatologie da ricovero, fatto sta che anche i dati di oggi confermano una situazione che potremmo definire di attenzione ma non certo di emergenza.
Basta leggere che le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, in Emilia-Romagna sono complessivamente 1.731 (+24 rispetto a ieri), ma rappresentano il 95% dei casi attivi. Per contro non aumentano, se non di una unità dopo giorni di mancato incremento, i soggetti in terapia intensiva. Oggi sono 8 in tutta la regione pazienti, ed in totale, mentre sono 77 quelli ricoverati negli altri reparti Covid, in calo di 4 rispetto a ieri. Lontani anni luce da quelli dell'emergenza che conosciamo. Dati, semplicemente dati. Ufficiali. Che arrivano ogni giorno dagli organismi nazionali regionali e provinciali. E che La Pressa riporta, e che continuerà a pubblicare, nella loro oggettività, ogni giorno. Perché è proprio l'oggettività dei dati l'unico elemento capace di vincere sulla vulgata complottista che accusando anche la nostra testata di fomentare l'emergenza e di fare terrorismo semplicemente pubblicando insieme ai dati foto di medici o di ospedali, conferma di essere essa stessa vittima di ciò che contesta a noi e agli altri.
Ma per fermare la vulgata complottista (che come le ideologie è identica sia che la si guardi dalla prospettiva di chi vede l'emergenza ovunque e di chi non la vede da nessuna parte e che comunque la ritiene frutto di un disegno perverso da Truman Show), serve che una volta per tutte gli esperti, soprattutto i meno prezzolati, ci dicano con una voce unica, quella oggettiva della scienza, come stanno le cose. Perché a forza di dichiarazioni e smentite il rischio fino ad ora è di lasciare spazio ai complottisti, e a chi, anche a livello politico, utilizza lo spettro dell'emergenza per il proprio tornaconto.
Gi.Ga.