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Referendum, affluenza al 30%: abbiamo perso tutti, ma il centrodestra festeggia

Referendum, affluenza al 30%: abbiamo perso tutti, ma il centrodestra festeggia

Non è in discussione il merito dei 5 quesiti referendari, nemmeno la simpatia di Landini o l'arroganza della Schlein. Il punto è proprio l'astensione


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Cosa ci sia da festeggiare davanti a una affluenza al 30% alle urne lo sa solo l'Onnipotente. Davanti a un esercizio democratico scientemente calpestato, le istituzioni stesse - oggi occupate a livello nazionale dal centrodestra - stappano bottiglie di vini pregiati e si abbuffano con tartine al salmone, caviale e formaggio puzzone stagionato 10 mesi. La Russa, Giorgia Meloni (quella del 'vado a votare ma non ritiro la scheda'), i reggenti di Fdi e gli alleati leghisti hanno vinto, hanno ottenuto quello che tanto sono andati professando in queste settimane. L'appello a non votare, ad andare al mare, in montagna o ai laghetti da pesca, a stare a casa sul divano come ai tempi del Covid (con ironie annesse) ha portato ai risultati sperati. Meno di un italiano su tre si è recato alle urne.
Un risultato che è una sconfitta di tutti. Non è in discussione il merito dei 5 quesiti referendari, nemmeno la simpatia di Landini o l'arroganza della Schlein. Il punto è proprio l'astensione: la sconfitta della partecipazione e del fondamento stesso della Democrazia.
Le giustificazioni del non voto portate dal partito degli astensionisti sono state essenzialmente due: 'il referendum non è un voto politico e l'astensione è prevista' e 'l'invito al non voto lo fece anche la sinistra con Napolitano'.
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Se il secondo argomento si commenta da solo (il fatto che ad invitare a stare a casa sia la destra, la sinistra o il centro non ha alcuna importanza rispetto alla gravità dell'appello), il primo è smontato dalle parole dello stesso La Russa, la Seconda carica dello Stato che nelle settimane scorse aveva appunto invitato a non votare.
'Solo per eccesso di opportunità istituzionale sono andato a votare e ho votato per un solo referendum: quello sugli incidenti sul lavoro' - ha detto La Russa a La7 a urne chiuse. Quindi anche il presidente del Senato, in un sussulto di dignità ha capito che invitare a non votare è una bestemmia democratica. O meglio, lo sapeva benissimo, ma lo ha detto tardi, a giochi fatti.
Chi non pare lo abbia ancora capito sono tutti i fanatici del 'abbiamo vinto: urne deserte!', 'Maloox per i sinistrati' e altre amenità.
Ecco, che bella festa eh.
Si festeggia la sconfitta di ognuno e di tutti. Si festeggia la rinuncia all'esercizio della formalizzazione del proprio pensiero, si rinuncia all'idea che sia giusto, in ogni caso, partecipare al rito di quella 'cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia', per citare Gaber, ma che è ancor oggi la forma meno pericolosa di potere.
Si festeggia, si applaude la Meloni del 'vado a ristorante ma non mangio' e magari, tra un anno, si ascolteranno i discorsi degli stessi politici, delle stesse cariche istituzionali, con busto del Duce in casa, che inviteranno a partecipare alle elezioni politiche.
Perchè quelle sono altra cosa... Eh certo. Quelle servono per confermare la poltrona su cui quelle 'istituzioni' siedono. Loro e, per emanazione, nel sottobosco umido e marcio della politica senza neppure la 'p', i loro parenti prossimi.
Giuseppe Leonelli
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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