Discrepanze, contraddizioni, messaggi poco chiari che continuano oggi, nell'applicazione della direttiva regionale che in relazione alle attività gestite da associazioni sportive e ricreative in palestre pubbliche e private, all'esterno o all'interno, introduce deroghe che appaiono, se non sono a tutti gli effetti, in contrasto con gli indirizzi e la ratio della direttiva stessa.
Se è giusto e comprensibile, e accettato, in via precauzionale, tenere i bambini a casa da scuola (anche se questo comporta uno stravolgimento totale nella vita di migliaia di famiglie che non è così automatico dare per scontato), è altrettanto giusto e comprensibile dare loro la possibilità, ed il via libera, ad andare a fare attività fisica, sudando a stretto contatto con altri bambini, e decine di loro genitori, in ambienti chiusi dove tutti toccano tutto, oltre che toccarsi a vicenda? E perché concedere questo, e allo stesso tempo vietare una messa? Come si devono comportare guide turistiche, tour operator, che all'arrivo dell'ordinanza regionale hanno annullato tutti gli eventi, o si sono visti disdire prenotazioni, per poi ricevere la comunicazione che per loro, che magari organizzano visite guidate al Duomo (tra l'altro aperto al pubblico), la cosa non vale? Perché qui, come in decine di altri settori, il danno è doppio. Per il lavoro non svolto, e per la mancanza di possibilità di accedere eventualmente ad indennizzi, se e quando previsti, in considerazione del fatto che l'ordinanza, nello specifico, permetterebbe comunque loro di operare. Di essere liberi, anche di lavorare e guadagnare, mentre nei fatti non è possibile farlo.
Sul fronte degli uffici pubblici la stessa incertezza: perché quelli statali (INPS, Aci...) sono chiusi e quelli comunali e provinciali no? I dipendenti dei primi hanno più diritti di essere tutelati dei secondi? Non crediamo. Eppure, agli occhi delle persone, pare così.
Il discorso non è quello di volere operare a tutti i costi o fregarsene del virus e tantomeno non avere senso civico, spirito di comunità o di non capire e regole. Anzi, si tratta dell'esatto contrario. Si tratta di pretendere regole chiare da chi ha il diritto dovere di introdurle in maniera altrettanto chiara. Cosa che non sta succedendo. Nel metodo e nel merito. Anche nei tempi. Perché una settimana di stop a scuole e fabbriche può essere sopportabile (anche se con impatti enormi recuperabili in chissà quanto tempo), ma due, se non supportate da un adeguato sostegno, inizierebbero a generare davvero crisi oltre al danno.
Questa mattina, sulla sua pagina personale su FB, un autorevole esponente di una associazione modenese si chiedeva e chiedeva: 'chi paga gli stipendi alle ditte chiuse, agli impiegati pubblici che hanno gli uffici chiusi, chi paga le tasse se ci si trova azzerati i fatturati?
Gianni Galeotti

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