Sapete? Io mi vergogno di quel che scrivo, da sempre, perciò preferisco vignettare, soprattutto quando mi accingo a vignettare, appunto delle storie che, nelle mie intenzioni avrebbero delle ambizioni satiriche: è lì che vedo tutta la differenza tra me e quello che è stato baciato dal talento, sic! Al di là che non arrivo neanche lontanamente alle vette (inarrivabili, per il sottoscritto) dei maestri della satira, ma francamente mi vergogno perfino per gli altri, di certi che hanno avuto la fortuna di essere ritenuti dei grandi autori satirici, magari pur disegnando così male: intendiamoci, la mia critica è, sostanzialmente nella forma, che nella sostanza ognuno è libero di trattare quel che vuole, magari anche di una seduta al gabinetto. Penso che nel mio caso si tratti di una specie di blocco creativo di origine psicologica, cioè non mi serve un modello cui ispirarmi, tipo, chessò, Vauro, per esempio: mi servirebbe più in realtà lo psicologo. Epperò diciamo che, nel frattempo ogni tanto qualche vignetta che mi soddisfa, ecchediamine...
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