Sono almeno 40 anni che l’Italia sta vivendo un gap generazionale senza precedenti dovuto al calo delle nascite. Si è fatto di tutto per contrastare una sana crescita demografica. I governi di vario colore che si sono succeduti hanno messo a segno infatti una serie di misure che hanno fatto dell’Italia il paese con il tasso di natalità più basso del mondo e con l’età media più alta in Europa.
L’evoluzione demografica ha occupato per lungo tempo le prime pagine dei giornali, nel riportare dati ineccepibili associati agli approfondimenti degli studiosi, dai quali si sono evidenziate le differenze macroscopiche esistenti con gli altri paesi europei, tra i quali la Francia e la Germania, che riservano da sempre cospicue detrazioni fiscali per le famiglie con figli, in raffronto alle elemosine assicurate dai governi del nostro paese.
Non solo. Le famiglie numerose sono state penalizzate, per fare qualche esempio, con l’eliminazione degli assegni familiari e con la riduzione della tassa sui rifiuti concessa a favore dei single. Per non parlare della indennità integrativa speciale, la cosiddetta contingenza, prevista per i lavoratori del pubblico impiego per far fronte all’aumento del costo della vita. A un dipendente monoreddito una sola indennità, alle coppie senza figli due indennità. Una cosa senza senso decisa da un nefasto consociativismo politico-sindacale nella formulazione dei contratti di lavoro, poi recepiti dagli organismi dello Stato, che si preoccupava esclusivamente dei benefici da assicurare agli occupati.
Quello che stupisce, spiace ammetterlo, è la apparente indifferenza palesata sull’argomento dalla stessa Chiesa, che avrebbe dovuto alzare pesantemente la propria voce a difesa della famiglia e del suo alto valore cristiano.
Gli effetti del crollo demografico, concludeva il Rapporto UE 2009, avrebbe determinato inoltre un eccessivo calo della forza lavoro con le inevitabili negative ripercussioni sulle future pensioni. In tanti anni non si è fatto praticamente niente per rimediare a questo disastro sociale, il cui rimedio è l’immigrazione, con tutti i problemi che ne conseguono.
Ben vengano quindi le recenti misure di sostegno alle famiglie con figli, seppure di entità contenute per le ridotte casse dello Stato e anche se tardive. Il danno è comunque stato fatto e lo pagheranno a caro prezzo i nostri figli.
Rino Bellori



