L'accordo di Letta con Calenda non era né folle né politico: era solo opportunistico. Sondaggi alla mano all'uninominale il Pd, senza Azione e con i pochi voti rimasti a un'evanescente +Europa, potrebbe conquistare solo una quindicina di seggi, fra Camera e Senato. La coalizione con Calenda avrebbe invece potuto giocarsela e vincere in una cinquantina di collegi, 30 dei quali sarebbero andati al PD.
Il Pd non stava solo regalando seggi a Azione: stava raddoppiando i propri. Letta, da buon democristiano, ha chiuso prima l'accordo con Azione - credendo di aver messo così Calenda in una condizione di non ritorno - per poi trattare con la sinistra e Di Maio. Ma il leader di Azione è troppo umorale - a tratti spavaldo a tratti insicuro, a dispetto del carisma che mostra - per poter essere non tanto imbrigliato, ma anche solo gestito con le vecchie strategie.
Ora si profila un terzo polo Renzi-Calenda? Certo così il quorum per i due sarebbe più vicino. C'è però il nodo-firme: Calenda non le ha, quindi dovrebbe annegare il suo simbolo in quello di Italia viva. Magari come hanno fatto Lupi e Toti, con il primo che s'è tenuto un po' più della metà del cerchio. Uno scenario surreale, che avrebbe come conseguenza l'impossibilità di misurare realmente il vero consenso dei due galletti: e ciascuno dei due passerà i prossimi cinque anni a dirci che lui vale ben più della metà di quel 3%.
Magath
Ora Calenda sta a Renzi come Toti sta a Lupi
Uno scenario surreale, che avrebbe come conseguenza l'impossibilità di misurare realmente il vero consenso dei due galletti
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