Opinioni Parola d'Autore

Ricordare via D'Amelio per non dimenticare chi oggi combatte le mafie

Ricordare via D'Amelio per non dimenticare chi oggi combatte le mafie

Chi denuncia, i testimoni e collaboratori di giustizia non vanno ringraziati con l'isolamento, la solitudine e spargendo fango


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Paolo Emanuele Borsellino è stato un magistrato italiano, vittima di Cosa nostra nella strage di via D'Amelio insieme ai 5 agenti della sua scorta il 19 luglio 1992. Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano, vittima di Cosa nostra nella strage di Capaci insieme alla moglie e a tre agenti della scorta il 23 maggio 1992.
Due vite intrecciate, uno stesso destino. Magistrati che lottavano contro la mafia e la mafia reagì con la violenza. Con la stessa violenza mafiosa persero la vita altri magistrati, appartenenti alle forze dell'ordine, imprenditori e tante persone innocenti, le quali avevano la sola colpa era di contrastare il metodo mafioso.
19 luglio 2021. 29 anni sono passati dalla morte di Borsellino e ancora non sappiamo la verità, chi ha veramente voluto la sua morte? Processi, tanti processi, tanti depistaggi per non avere una verità.
Le mafie, tutte le mafie, organizzazioni criminali organizzate presenti in italia ed estese anche a livello internazionale, prolificano sfruttando la mancanza dello Stato e prendono di fatto le veci del governo centrale. Ecco, è di questo che si dovrebbe parlare, urlare in queste ricorrenze, salire sui palchi con parole di fatto, dimostrare che le mafie si possono vincere nonostante il loro poere sempre più forte e permanente tenga in pugno la popolazione omertosa per paura di ritorsioni o minacce.
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Eppure la paura di essere vittime di attentati di stampo mafioso è sempre presente: Borsellino e Falcone vengono ricordati ogni anno, nonostante siano morti e nonostante la loro battaglia non abbia che scalfito la superficie di uno Stato dentro lo Stato che, ancora oggi, è difficile da intaccare.
Le storie di questi Magistrati e di tutte le vittime innocenti di mafie dovrebbero far riflettere. Chi denuncia, i testimoni e collaboratori di giustizia non vanno ringraziati con l'isolamento, la solitudine e spargendo fango: cerchiamo di non dover ricordare dei nuovi morti, ma persone che nel loro quotidiano hanno una unica ragione di vita, sradicare questo cancro e tagliare i tentacoli a questa piovra mafiosa.
La mia vita di lotta contro le mafie rispecchia questi principi: questo 19 luglio ricorderò tutte le vittime, non sarò in nessuna manifestazione, poche le persone che devo ringraziare per essermi stata vicina in questi anni, come il mio avvocato Gianluca Vinci. Tante invece le persone che hanno usato il ricordo per motivi personali.
Catia Silva - responsable provinciale Fdi dipartimento vittime delle mafie
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