Il Codice Civile italiano, tuttora vigente, entrò in vigore il 21 aprile 1942. L'esigenza di riformare il codice civile del 1865 si pose dopo la prima guerra mondiale in quanto si era presentato il problema di una regolamentazione dei rapporti privati che tenesse conto dei nuovi assetti tra classi sociali.
La Commissione istituita lavorò, fino al 1937, a un progetto per i primi tre libri del codice (persone e famiglia; cose e diritti reali; successioni e donazioni). Il lungo tempo che accompagnò l'ideazione delle diverse parti del codice civile servì a migliorare i contenuti normativi, conferendo loro un notevole valore tecnico e scientifico. La redazione finale del codice finale si compose di 6 libri e accolse anche un nuovo codice di commercio. Nell'ultimo libro, sulla tutela dei diritti, furono previsti istituti volti a garantire l'attuazione dei diritti.
Benché redatto in epoca fascista il codice non risultò ispirato all'ideologia di regime e dimostrò la capacità di essere utilizzato anche all'interno di un governo democratico: furono eliminate le norme che discriminvanoi cittadini. Il codice civile rimane tuttora in vigore, anche se con il passare degli anni ha subito numerosi cambiamenti.
Diverse leggi speciali sono state infatti adottattate in seguito: le norme sui licenziamenti individuali, lo statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, la normativa del pubblico impiego e tante altre.


