L'8 febbraio è la memoria di Santa Giuseppina Bakhita, la suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta. In questa data si promuove la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Ancora oggi nel mondo milioni di uomini, donne e bambini sono sottoposti a lavori forzati e molte ragazze sono costrette in matrimoni forzati. A queste vittime si aggiungono migliaia di migranti morti nel tentativo di realizzare di fuggire da guerre e violenze.
Trafficanti di esseri umani gestiscono, quasi indisturbati i grandi flussi migratori irregolari e i canali legali di migrazioni sono sempre più esigui. Contro i trafficanti di persone vulnerabili i governi nazionali e sovranazionali, come l'unione Europea emettono dichiarazioni di lotta. In realtà, il loro obiettivo principale è quello di spegnere all'origine il 'desiderio di speranza' di migranti e rifugiati, bloccandoli nei loro paesi di origine o chiedendo (dietro lauta ricompensa) ai complici di trafficanti di tenerli in custodia nei loro disumani centri di detenzione. L'unico modo per lottare e sconfiggere contrabbandieri e trafficanti è quello di stabilire percorsi per la migrazione regolare e percorsi d'integrazione per quelli che sono già arrivati nei nostri Paesi.
In tal modo si potrebbe rispondere in modo efficace ai deficit demografici, alle carenze dei mercati del lavoro e cooperazione Internazionali. Ecco perché l'8 febbraio si prega e si cerca di curare le ferite della nostra umanità, tra cui la tratta e il traffico di persone. Tutti insieme, Stati e persone singole, dobbiamo operare per soccorrere chi è in difficoltà e continuare a sperare senza stancarsi.


