Il 4 aprile, in occasione della Giornata Internazionale per l'azione contro le mine e gli ordigni bellici, si vuole ribadire che in guerra non tutto è permesso. Per questo davanti alle atrocità e alla violenza dei conflitti in corso, che non risparmiano popolazioni civili, è necessario evitare con forza che l'uso di armi che provocano conseguenze umanitarie devastanti non deve essere consentito.
L'impiego di mine antipersona ha un impatto a lungo termine sulla comunità e provoca conseguenze umanitarie devastanti, i cui effetti si protraggono ben oltre i conflitti. Per questa ragione il Movimento Internazionale di Croce Rossa e mezzaluna Rossa continueranno ad impegnarsi per un mondo libero da queste armi. Si tratta di ordigni che contaminano vaste aree, rendendo rischiosa qualsiasi attività quotidiana come giocare, camminare o coltivare: oltre l'80% delle vittime da esse provocate, infatti, sono civili. Si stima che circa 1,5 milioni di persone vivano con disabilità causate da mine e ordigni bellici implosi, incontrando ostacoli nell'accesso ai servizi essenziali.
Quasi 30 anni fa entrò in vigore la Convenzione nella messa al bando delle mine antipersona nota anche come Trattato di Ottawa, documento attraverso il quale gli stati firmatari si impegnarono ad eliminare mine, bonificare i terreni contaminati e assistere le vittime. L'entrata in vigore del Trattato ha contribuito a ridurre drasticamente il numero di persone uccise o ferite da queste armi.
Nonostante ciò alcuni Stati hanno espresso la volontà di ritirarsi dal Trattato definendo 'necessario' l'impiego delle mine antipersona. Ritirarsi dal Trattato rappresenta un pericoloso passo indietro e mette a repentaglio decenni di progresso nell'ambito del Diritto Internazionale Umanitario.


