Il 28 maggio 1974, alle 10:12 del mattino, una bomba esplose in Piazza della Loggia, nel cuore di Brescia, durante una manifestazione sindacale e antifascista organizzata per protestare contro la crescente violenza dell'estrema destra neofascista.
L'ordigno, nascosto in un cestino portarifiuti sotto i portici della piazza, deflagrò mentre migliaia di persone erano riunite sotto la pioggia per ascoltare gli interventi dal palco. Il bilancio fu drammatico: otto morti e oltre cento feriti. Le vittime furono Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi, Clementina Calzari Trebeschi e Vittorio Zambarda.
L'attentato si inserì nel contesto degli “Anni di Piombo”, un periodo segnato da terrorismo politico, tensioni sociali e strategie destabilizzanti che attraversarono l'Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta. Le successive indagini furono caratterizzate da depistaggi, omissioni e lunghi iter giudiziari che resero estremamente difficile l'accertamento della verità.
Dopo decenni di processi, la magistratura ha individuato responsabilità riconducibili a esponenti dell'organizzazione neofascista Ordine Nuovo. Le sentenze hanno evidenziato anche il ruolo di coperture e depistaggi che ostacolarono la ricerca della verità per molti anni.
Ancora oggi, ogni 28 maggio, la città di Brescia si ferma alle 10:12. Le campane suonano in memoria delle vittime e la piazza torna a riempirsi di cittadini, istituzioni e familiari che chiedono di non dimenticare.


