Il 2 agosto nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, affollata di turisti, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, venne fatto esplodere e causò il crollo dell'ala ovest dell'edificio. I soccorsi si attivarono immediatamente e molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti contribuirono a estrarre persone sepolte dalle macerie. Al fine di prestare le cure alle vittime i medici e il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie per consentire il ricovero di tutti i feriti.
Come esecutori della strage di Bologna furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra. I mandanti sono rimasti a lungo sconosciuti e anche a causa di depistaggi nelle indagini non si è fatta giustizia. A Bologna ogni anno si tengono manifestazioni di sdegno e protesta e non vengono risparmiate accese critiche rivolte ai rappresentanti del governo. 'I famigliari delle vittime della strage'; l'associazione si è costituita già dal 1981 ancora oggi lotta per 'ottenere la giustizia dovuta'.
'La strage alla stazione di Bologna è una ferita sempre aperta, un dolore che non passa. L’Emilia-Romagna non dimentica, e la Regione continua a restare al fianco dei familiari delle vittime finché non sarà fatta piena e definitiva luce su un atto così tragico e drammatico. Un impegno che dobbiamo alla memoria delle 85 vittime innocenti, come doverosa è la ricerca della verità sulle responsabilità, i depistaggi e le connivenze che le sentenze di questi ultimi anni stanno finalmente facendo emergere'. Così la presidente facente funzioni della Regione Emilia-Romagna, Irene Priolo, in occasione del 44esimo anniversario della più grave e sanguinosa strage nella storia della Repubblica italiana in tempo di pace. 'La Regione - aggiunge Priolo - ha sempre sostenuto l’Associazione dei familiari delle vittime, di cui ringrazio il presidente Paolo Bolognesi per la tenacia dimostrata in questi quattro decenni, nel chiedere la verità sui colpevoli e nel sostenerne le iniziative.



