Dostoevskij muore il 9 febbraio 1881, è considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi.
Le opere che lo hanno reso maggiormente famoso sono 'Memorie del sottosuolo', 'Delitto e Castigo', 'L'idiota', 'I Demoni' e 'I Fratelli 'Karamazov'.
Attraverso i suoi romanzi critica il positivismo e il razionalismo sostenendo che il vero senso della vita risiede nella libertà, spesso dolorosa e nella compassione. La visione del romanziere russo si basa su un Cristianesimo Ortodosso e la fede deve passare attraverso il dubbio. Cristo rappresenta la verità e il dolore non è solo negativo, ma una forza capace di condurre all'autoconoscenza e alla purificazione.
Il pensiero di Dostoevskij indaga la complessità dell'animo umano: centrale e la necessità di scoprire l'amore umile e il valore della libertà. La vera libertà non è assenza di regole, ma la scelta del bene attraverso Cristo: senza un ordine morale superiore, l'uomo diventa 'Dio' a sé stesso e ciò lo porta all'egoismo e alla distruzione. Il pensatore russo sostiene che l'uomo agisce spesso contro il proprio interesse, per affermare la propria individualità. Per Dostoevskij 'la bellezza salverà il mondo': una bellezza spirituale che porta alla compassione e alla salvezza.
Feodor Dostoevskij è stato modello per scrittori, commediografi e registi di ogni epoca, i suoi capolavori serbano un fascino senza tempo. I suoi romanzi sono una sorta di testamento spirituale: alcuni di essi sono stati pubblicati due anni prima della sua morte.


