Nella battaglia di Filippi Bruto perì e Orazio tornò in Italia e cominciò a scrivere versi. Con la sua poesia sostenne la figura di Augusto: esempi di propaganda per l'imperatore sono alcune sue Odi e il 'Carmen saeculare'.
Orazio è considerato uno dei maggiori poeti dell'età antica, fu un maestro di eleganza stilistica e dotato di inusuale ironia. Nei 'Sermones' Orazio rielabora profondamente le caratteristiche della satira.
Lo scrittore infatti affronta la morale e i vizi umani come conversazioni tra amici e i toni sprezzanti vengono sfumati. A ciò si affianca la sua spiccata componente autobiografica: molte scene comiche derivano dalla personale contemplazione della società di Orazio, che autoironizza anche se stesso. Il lettori si trovano di fronte ad aneddoti e brevi dialoghi, che spaziano da problematiche morali e filosofiche a comportamenti più ordinari. La 'filosofia' di Orazio è quella del carpe diem, che si fonda sulla considerazione che all'uomo non è dato di conoscere il futuro e che può intervenire solo sul presente; ogni azione deve cercare di cogliere le occasioni, le opportunità e le gioie che si presentano. Il pensiero di Orazio si basa quindi sull'imminenza della morte e sulla conseguente necessità di vivere la vita nel migliore dei modi, apprezzando e cogliendo cose semplici che la vita offre.



