Umberto Saba muore il 25 agosto 1957, il poeta triestino fu ricoverato in una clinica a causa della sua salute cagionevole, aggravata dal dolore per la perdita della moglie. Per i primi tre anni di vita, Saba, venne allevato dalla balia slovena e cattolica, Gioseffa Gabrovich detta 'Peppa', la quale riversò sul piccolo Umberto affetto; il bambino ricambiò, tanto da considerarla 'Madre di Gioia'.
Saba, nell'autunno 1898, per cica un anno fu praticante presso un commerciante di farine, periodo che rievocò nel romanzo Ernesto. Umberto, di carattere solitario e schivo, trascorreva il tempo con pochi amici e alla lettura dei classici, e alla passione per il violino.
Nel 1903 si trasferì per frequentare alcuni corsi all'università; nel 1904 fu assorbito da un viaggio a piedi in Montenegro, da dove inviò alcune poesie all'amico Amedeo Tedeschi.
La loro corrispondenza comparve sulle pagine de 'il lavoratore' che fu la prima opera pubblicata da Saba. Per mettere in luce le caratteristiche della poetica di Saba possiamo ricorrere a un testo teorico scritto dallo stesso triestino nel 1911 e intitolato 'Quello che resta da fare ai poeti'. La sua poesia è in grado di esprimere con sincerità è senza esagerazioni la condizione esistenziale dell'uomo, al fine di rappresentare la realtà quotidiana. La poesia di Saba si presenta dunque come una costante indagine della coscienza ed è capace di comprendere i traumi interiori.
Nelle sue poesie presenta, inoltre, Trieste con i suoi caffè, le sue strade e descrive personaggi umili e animali domestici.
Muore Umberto Saba: 25 agosto 1957
La sua poesia è in grado di esprimere con sincerità è senza esagerazioni la condizione esistenziale dell'uomo
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