Il 10 ottobre 1906 venne assegnato, per la prima volta a un italiano, il premio Nobel per la Letteratura a Giosuè Carducci. L'importante riconoscimento gli fu consegnato non solo per i suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma fu anche un tributo all'energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizzava la sua poesia. Il poeta nutriva il suo amore per la Patria al di sopra di tutto a questo si aggiungeva un innato amore per il bello, per la natura e un'incondizionata adesione alla vita nelle sue espressioni più genuine.
Con Carducci si ebbe una reazione al tardo Romanticismo: rivalutò i classici e ricercò una lingua che avesse dignità letteraria. La poetica romantica andava sempre più declinando verso il facile sentimentalismo. Il temperamento impetuoso del Carducci era volto però a ristabilire, attraverso l'esempio antico di società che seguiva la giustizia e la libertà. Quando il poeta si diede ad un'analisi puramente artistica della letteratura rivalutò molti romantici, il Prati e il Manzoni in primo luogo. Il sentimento della vita, con i suoi valori di gloria, amore ed eroismo, è stato la maggior fonte d'ispirazione di Carducci.
Il poeta sentì inoltre il clima di fermo impegno morale del Risorgimento e volle far rinascere la forza che aveva animato le generazioni del primo Ottocento. Giosuè Carducci non si autodefinì mai credente tradizionale, e in realtà non riuscì mai del tutto a distinguere la Chiesa dai suoi Ministri. Il poeta, però non fu mai contro il divino, contro Dio: basti pensare alle parole che Carducci rivolse agli studenti dell'università di Padova: 'Il Dio della vita, dell'amore e del sacrificio, il Dio della vita e dell'avvenire, il Dio delle genti e dell'umanità è in noi, con noi e per noi'.
Premio Nobel per la Letteratura a Giosuè Carducci: 10 ottobre 1906
'Il Dio della vita, dell'amore e del sacrificio, il Dio della vita e dell'avvenire, il Dio delle genti e dell'umanità è in noi, con noi e per noi'
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