La giornata di oggi ha testimoniato un importante evento che contribuisce ad allentare la pressione tra Russia e Ucraina, ai ferri corti dalla primavera del 2014, quando Mosca annesse la Crimea con un atto di forza.
Attraverso uno scambio reciproco di prigionieri, Mosca e Kiev puntano a ristabilire quella fiducia che è stata spazzata via da cinque anni di guerra nel Donbass, la regione dell'Ucraina sud-orientale in cui si trovano le province separatiste russofile di Donetsk e Luhansk.
Lo scambio ha coinvolto trentacinque prigionieri russi e trentacinque prigionieri ucraini. Tra questi vi erano i ventiquattro marinai che furono arrestati lo scorso novembre dalle autorità russe nello stretto di Kerch, che divide la Russia dalla Crimea, in un momento di alta tensione tra i due paesi.
Tra le persone ad attendere l'atterraggio dei prigionieri ucraini all'aeroporto Boryspil di Kiev vi era anche il presidente Volodymyr Zelensky, eletto lo scorso maggio. Questo scambio di prigionieri rappresenta un importante successo per il giovane presidente il quale durante la campagna elettorale ha promesso di fare di tutto per mettere fine alla sanguinosa guerra che ha reso il Donbass un campo di battaglia.
A parte la questione della Crimea, annessa con la forza da Mosca nel febbraio 2014, il coinvolgimento russo nella guerra del Donbass è il secondo fattore che ha portato le relazioni tra Kiev e Mosca al minimo storico. Non solo, questi due fattori hanno fatto crollare le relazioni tra Mosca e l'Occidente in generale, causando uno spostamento dell'attenzione russa verso Oriente, in direzione della Cina.
In seguito all'annessione della Crimea e all'intervento nella guerra del Donbass, la Russia è stata, e continua ad essere, sanzionata dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea e da altri paesi occidentali. Le relazioni tra Russia e Occidente sono ulteriormente peggiorate in seguito all'intervento di Mosca nella guerra civile siriana a fianco del presidente Bashar al-Assad e all'avvelenamento dell'agente doppiogiochista Sergei Skripal e di sua figlia da parte dei russi in Gran Bretagna.
Il conflitto del Donbass è a tutti gli effetti la guerra dimenticata d'Europa. Gli scontri iniziarono nell'aprile 2014 e videro contrapporsi l'esercito ucraino ai separatisti filorussi delle province di Donestk e Luhansk, i quali auspicavano l'annessione da parte della Russia. I separatisti sono stati supportati finanziariamente e militarmente dalla Russia attraverso il confine sebbene Mosca, nonostante le innumerevoli prove, abbia sempre smentito qualsiasi coinvolgimento.
Tra l'aprile 2014 e il febbraio 2015 gli scontri furono particolarmente aspri: la maggior parte dei 13 mila morti causati da questa guerra cadde in questo periodo.
Da allora la violenza degli scontri è diminuita notevolmente ma il protocollo non è mai stato implementato completamente e la guerra non è finita. I soldati ucraini e separatisti continuano a spararsi. La guerra del Donbass è diventato un conflitto a bassa intensità: non vengono più combattute importanti battaglie ma la regione continua ad essere una zona di guerra. Le fazioni contrapposte si confrontano in un'estenuante guerra di posizione
Sebbene nessuno lo dica nel Donbass si continua a combattere e morire. Secondo l'agenzia di stampa ucraina Unian, venerdì 6 settembre le forze armate russe e separatiste hanno attaccato undici postazioni dell'esercito ucraino con mortai, artiglieria e lanciagranate. “Il 6 settembre le forze armate della Federazione Russa e i suoi mercenari hanno violato il cessate il fuoco 11 volte” si legge in un comunicato stampa rilasciato dalle forze armate ucraine e citato da Unian. Gli ucraini non avrebbero subito perdite negli attacchi del 6 settembre.
Gli scambi di prigionieri sono utili a creare fiducia reciproca tra le parti belligeranti.
Massimiliano Palladini
CREDIT: EFREM LUKATSKY/AP/SHUTTERSTOCK

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