'Fortissima preoccupazione per l’improvvisa interruzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, conclusi senza accordo in meno di 24 ore. A rendere ancora più grave lo scenario è l’annuncio del presidente Donald Trump di un possibile coinvolgimento internazionale in un blocco navale dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico petrolifero mondiale. Una crisi che si inserisce in un contesto già altamente instabile, con tentativi di mediazione internazionale e nuove tensioni nell’area mediorientale, e che rischia di tradursi rapidamente in uno shock energetico globale'. A parlare è la presidente di Ruote Libere, Cinzia Franchini.
'Siamo di fronte a uno scenario estremamente pericoloso perché quando si mette a rischio Hormuz si mette a rischio il rifornimento energetico mondiale. Questo significa una sola cosa: prezzi fuori controllo, approvvigionamenti incerti e filiere sotto pressione. Le conseguenze per il settore dell’autotrasporto potrebbero essere immediate e drammatiche. Non è allarmismo – prosegue Franchini – ma semplice analisi economica: il gasolio può arrivare rapidamente a 3 euro al litro e, nel giro di poche settimane, potremmo trovarci anche di fronte a scarsità di prodotto. In queste condizioni, l’autotrasporto non si fermerà per protesta: si fermerà per impossibilità economica, trascinando con sé intere filiere produttive'.
'Alla crisi internazionale si somma una gestione interna fortemente penalizzante. In Italia – attacca Franchini – assistiamo a una politica che nei fatti agisce come un Robin Hood al contrario.
E il ministro Matteo Salvini dovrebbe spiegare con chiarezza agli autotrasportatori cosa è realmente accaduto sul fronte delle accise. Il riferimento è al Decreto-Legge 33/2026, che ha ridotto l’accisa ordinaria sul carburante. Il meccanismo è semplice ma devastante: prima il rimborso per gli autotrasportatori era di circa 27 centesimi al litro. Oggi siamo scesi a poco più di 7 centesimi. Significa che lo Stato si è trattenuto circa 20 centesimi al litro, proprio a danno delle imprese che lavorano. Un effetto che colpisce soprattutto le aziende più strutturate e virtuose. Chi ha investito in mezzi Euro 5 ed Euro 6, chi opera nella legalità e sostiene costi elevati per rispettare le normative, oggi viene penalizzato due volte: dall’aumento del carburante e da una riduzione mascherata dei ristori. Si toglie a chi produce per sostenere un consenso apparente'.
Ruote Libere richiama infine l’attenzione anche sul tema delle proteste di categoria. 'Oggi parlare di fermo dell’autotrasporto è quasi teorico – conclude Franchini – perché il quadro normativo introdotto dai recenti decreti sicurezza ha irrigidito pesantemente le conseguenze per chi attua blocchi stradali. Ma la verità è un’altra: non ci fermeremo per scelta, ci fermeranno i costi.


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