Guandalini, che in arte si faceva chiamare Franco Rossi, è stato il marito del celebre soprano Raina Kabaivanska e, al tempo stesso, un uomo capace di attraversare decenni di cultura italiana con passo leggero e ironico, sempre presente e al tempo stesso defilato. Nel libro, la sua voce arriva attraverso i ricordi raccolti da Carlo Bordone, che ha dato forma a un racconto fatto di episodi, incontri e scene memorabili.
Si passa così dalla volta in cui accompagnò Alberto Arbasino da Gadda – “che aveva un brutto carattere” – alle prove teatrali con Franca Valeri, fino ai pomeriggi con Luchino Visconti, Federico Fellini, Nora Ricci, Valerio Zurlini, Gian Maria Volonté, Luca Ronconi e molti altri. Quasi mezza cultura italiana sembra sfilare accanto a lui, in una galleria di amicizie e complicità.
Modena è spesso lo sfondo: nel 1963, per Mario Missiroli, Guandalini trasforma piazza Roma nella cornice del film “La bella di Lodi”, tratto dal romanzo di Arbasino, con un giovane Arbasino e Antonio Delfini come comparse e una giovanissima Stefania Sandrelli che ordina una banana flambé. Poco dopo lo ritroviamo a Bologna, a metà anni Sessanta, alle prese con una Carmen fischiatissima dai tradizionalisti, dove la regia di Arbasino si intreccia con il libretto di Roland Barthes e le scene di Vittorio Gregotti.
L’opera, però, fu anche la scintilla che cambiò la sua vita: nel 1969, alla Scala di Milano, incontrò Raina Kabaivanska, allora protagonista dell’Ernani di Verdi. Si ritrovarono a Modena due anni dopo, e da allora le loro strade rimasero intrecciate. “E io così sono diventata modenese per amore, una Guandalini”, ha raccontato lei stessa.
Guandalini fu anche un collezionista appassionato: nel dopoguerra riuscì a recuperare e salvare numerose terrecotte antiche, poi donate alla Galleria Estense. “Mia moglie dice sempre che non ha sposato un farmacista, ma un geniale trovarobe”, amava dire.
Con tono disincantato e sempre ironico, Guandalini stesso introduce l’ebook ricordando di non aver mai avuto “nulla da scrivere”, se non la necessità di raccontare le persone importanti della sua vita: un parlare che diventava memoria, e memoria che si trasformava in narrazione.

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