L’Odissea di Christopher Nolan nel far rivivere il poema omerico, racconta un modo di stare al mondo: una solidità di pensiero e prospettiva che dona sollievo e speranza, fuori dalle sabbie mobili del relativismo e del Caos.
Il mondo che mette in scena è un mondo ancora solido, nel quale esistono il Bene e il Male, nel quale le azioni hanno conseguenze e nel quale l’uomo vive dentro un Ordine che non ha creato lui. Gli uomini possono dubitare degli Dei, possono interrogarsi sul loro silenzio e persino sentirsi abbandonati. Ma il loro dubbio non coincide mai con la negazione della possibilità di una Verità. Ulisse si chiede più volte perché gli Dei non rispondano, ma continua a rivolgersi a loro proprio perché sa che una Risposta esiste. Nel rapporto con l'Eterno e nella comunione concreta coi defunti.
Nel mondo dell’Odissea, il divino non è confinato nella psicologia privata dell'individuo: è una presenza reale, con la quale l'uomo può entrare in relazione. Il rapporto tra uomo e Infinito è un rapporto a due direzioni: gli uomini pregano, interrogano, invocano; gli Dei ascoltano, rispondono, oppure scelgono di tacere.
L'universo dell'Odissea è violento e crudele, attraversato da guerre, vendette e inganni, eppure è un mondo ordinato.
Anche la guerra ha delle regole, esiste una distinzione tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, tra l'astuzia accettabile e la violazione di un ordine superiore. Quando quel confine viene oltrepassato, prima o poi arriva un prezzo da pagare: l'inganno di Ulisse permette ai Greci di vincere, ma la vittoria non cancella la colpa dell'inganno del Cavallo. Una colpa che infatti per Dante costerà all'eroe greco la condanna all'Inferno, una consapevolezza che il protagonista verbalizzerà nel dialogo finale con Penelope.Lo stesso principio vale nel rapporto con l'altro. La xenia, la legge dell'ospitalità, non è semplicemente una convenzione sociale. L'ospite è protetto da una legge che precede l'individuo e che trova il proprio fondamento nell'ordine divino. Zeus protegge l'ospite: violare questa legge significa dunque opporsi a qualcosa che l'uomo non è libero di cancellare a proprio piacimento. La distanza storica e teologica dal cristianesimo è evidente, ma l'affinità antropologica è innegabile. La legge dell'ospitalità greca richiama quella stessa intuizione che il cristianesimo esprimerà molti secoli dopo nel comandamento dell'Amore del prossimo: l'altro non è qualcuno con cui ci si può comportare secondo la propria convenienza.
Per questo l'Odissea rimane, prima di tutto, un viaggio di formazione.
E infine nel mondo ordinato e ricomposto tratteggiato da Nolan, vi anche l'immagine del passaggio da un ordine che tramonta a un ordine che nasce. La civiltà di Ulisse appartiene a un mondo destinato a finire. Ma la fine di quel mondo non coincide con la fine della Storia.
Ed ecco qui che si innesta il baratro dell'epoca contemporanea, dove si vive qualcosa di più oscuro: la difficoltà persino di concepire l'idea di un Ordine. Il relativismo che erode la fiducia nell'esistenza di verità comuni, il Bene e il Male ridotti a preferenze individuali, l'uomo che considera se stesso autore unico del proprio significato.
L'Odissea mettendo in scena un universo nel quale il mondo possiede ancora una struttura, offre una luce nel tunnel del Nulla. In fondo il capolavoro di Nolan sembra dire questo all'uomo: un Senso è ancora possibile.
Giuseppe Leonelli

(1).jpg)

