Così le quattro associazioni del commercio unite esprimono in una nota congiunta il commento alla decisione dell'Amministrazione comunale di Modena di estendere al 30 giugno la possibilità di allargare le superfici occupate da tavolini e plateatici senza costi aggiuntivi per l'occupazione di suolo pubblico. Una estensione che però va di pari passo, e qui sta il nodo contestato, con l'introduzione di un canone unico al 50%. Fino al 30 giugno, appunto.
'Purtroppo – osservano le quattro sigle – le conseguenze della pandemia non sono ancora archiviate, da mesi proprio bar e ristoranti sono alle prese con l'esplosione della bolletta energetica, in un quadro di sempre maggiore incertezza causato dal conflitto in Ucraina e dalle tensioni sui mercati e che sta ingenerando un effetto depressivo sui consumi delle famiglie modenesi. Per questo torniamo a chiedere, come abbiamo fatto nelle scorse settimane, che le imprese vengano completamente esentate dal pagamento del canone unico sui dehor e che l'esenzione valga fino alle fine del 2022”.
Gli “ampliamenti Covid”, cioè le autorizzazioni a occupare aree più estese di suolo pubblico rispetto a quelle normalmente previste per i dehors rilasciate nel corso degli ultimi due anni per la fase di emergenza sanitaria dallo Sportello unico attività produttive (Suap) del Comune riguardano circa 280 pubblici esercizi distribuiti tra centro storico (la maggior parte) e periferia per circa 9.500 metri quadrati di superfici aggiuntive. L’Amministrazione in questi giorni sta inviando le comunicazioni agli esercenti interessati che entro fine mese dovranno comunicare la propria volontà di mantenere l’occupazione di suolo o meno.
La tariffa giornaliera per le occupazioni di suolo pubblico degli “ampliamenti Covid”, variabile a seconda dell'ambito territoriale in cui ha sede l'esercizio, sarà applicata per il numero di giorni di occupazione del suolo pubblico, in relazione ai metri quadrati occupati e alla fascia oraria interessata.


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