I prezzi di benzina e diesel continuano a salire per le quotazioni dei prodotti petroliferi in forte rialzo, con la verde che in modalità self supera 1,90 euro. In base ai dati comunicati dai gestori all'Osservaprezzi del ministero dello Sviluppo economico, aggiornati al 31 maggio, il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self sale a 1,914 euro/litro (valore precedente 1,902) con diversi marchi compresi tra 1,908 e 1,932 euro al litro mentre per la modalità servita il prezzo medio arriva a superare i due euro litro.
Il prezzo medio praticato del diesel 'self' è arrivato fino a 1,831 euro/litro (da 1,821) con alcune compagnie che applicano un prezzo tra 1,807 e 1,853 euro al litro. Anche i prezzi praticati dagli impianti in provincia di Modena alla data del 31 maggio sono in linea con i prezzi nazionali. Aumenti dei prezzi che si continuano a registrare anche negli ultimi giorni.
La ragione principale dell'impennata dei prezzi alle stazioni di servizio sono le quotazioni del greggio in continua salita. Dopo l'altalena dei prezzi dei giorni scorsi, aperte con un'impennata dei prezzi ma chiusa poi in calo, il petrolio riprende a correre, con il Wti e il Brent in rialzo dell'1,5%, rispettivamente a 116,3 e 117,3 dollari al barile. Anche le notizie sull'embargo deciso dall'Unione Europea nei confronti del petrolio russo e la progressiva revoca delle restrizioni anti-Covid in Cina hanno contribuito a far oscillare i prezzi in aumento.
'Sui carburanti, nonostante il Governo abbia tagliato le accise di 25 centesimi, il prezzo per alcune modalità continua ad oscillare sui 2 euro litro. In un anno - commenta Franco Giberti, Presidente Faib Confesercenti Modena - i benzinai, per effetto degli aumenti, hanno perso oltre il 30% del loro esiguo margine fisso passando dal 3 al 2% ogni litro.
Il settore, secondo Faib, necessita di interventi governativi urgenti: 'È grave - continua Giberti - che nessuno a livello politico se ne renda conto. In un settore strategico per la mobilità dei cittadini e delle merci, si lasciano al degrado gli asset del settore invece di valorizzarli come centri del passaggio della transizione ecologica'.
'Inoltre - aggiunge Giberti - è quantomai urgente rimettere mano al comparto, rendere obbligatorio e sanzionabile l'evasione contrattuale, finalizzare a profili professionali la gestione degli impianti, rivedere la contrattazione e rinegoziare i margini con l'industria petrolifera ed ammortizzare gli effetti del rincaro dei costi di gestione. Senza questi interventi il settore è destinato ad una ristrutturazione selvaggia, affidata all'illegalità nelle sue varie e molteplici composizioni.


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