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'Così Coop Alleanza 3.0 scarica i problemi sui lavoratori'

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Cgil attacca: 'Coop Alleanza ha attraversato, e ancora attraversa, situazioni delicate dovute a scelte commerciali e organizzative non sempre centrate'


'Così Coop Alleanza 3.0 scarica i problemi sui lavoratori'

Dopo 42 assemblee in presenza e l’ultima on line il 21 aprile per i soli ottici e farmacisti, si è concluso il percorso informativo nei punti vendita di Coop Alleanza 3.0 che ha visto la partecipazione di quasi 1.000 tra lavoratrici e lavoratori modenesi, alcuni dei quali somministrati da agenzie interinali. Tema della assemblee il rinnovo del contratto integrativo aziendale che, a 6 anni dalla fusione delle tre cooperative in Alleanza 3.0, riunirà sotto un’unica contrattazione nazionale tutti i circa 18.000 dipendenti della cooperativa.

'Una trattativa complicata, che ha visto da subito rigettare le proposte iniziali delle Organizzazioni sindacali che a Coop chiedevano, oltre ad una revisione delle premialità economiche e dei livelli di inquadramento da uniformare su tutto il territorio nazionale, una maggior attenzione alle condizioni di lavoro.
Non solo sicurezza, ma anche conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, meno turni spezzati, maggiori garanzie sull’orario di lavoro attraverso il consolidamento di ore aggiuntive per i part-time involontari e uno sguardo sulla sostenibilità ed il “lavoro green”, anche attraverso la proposta del “lavoratore a chilometro zero”. Un’idea da anni sostenuta dalle Rsu modenesi di Coop basata sulla logica di evitare lunghi ed inutili spostamenti per le lavoratrici ed i lavoratori che potrebbero spesso operare all’interno del proprio comune di residenza, vista la numerosa presenza di punti vendita in città e nella provincia - si legge in una nota Cgil -. A queste logiche Coop Alleanza ha invece risposto chiedendo di poter ridurre la rappresentanza sindacale e quella dei rappresentanti alla sicurezza, oltre a rivendicare una maggiore flessibilità oraria, riduzione o cancellazione dei premi aziendali, nessuna garanzia sugli orari di lavoro e sui temi della conciliazione, oltre a richiedere una disponibilità maggiore di orari spezzati, turni di lavoro fino a 10 ore, aumento del nastro orario. Una condizione che, da subito, i sindacati Filcams/Cgil Fisascat/Cisl e Uiltucs/Uil hanno ritenuto irricevibile in modo unitario e che ha portato alla convocazione immediata delle assemblee su tutto il territorio nazionale, per informare le lavoratrici e i lavoratori sull’andamento della trattativa prima ancora che questa volgesse al termine della fase preliminare di presentazione delle proposte'.

'Le proposte arrivate non solo sono sindacalmente irricevibili - dicono dalla Filcams Cgil di Modena - ma spostano l’asse della gestione delle vite dei lavoratori in mano all’azienda. Il clima nelle assemblee non è stato sempre sereno, le persone che lavorano in Coop, già oggi, hanno evidenti problemi organizzativi e di conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro, che innescano spesso anche problemi di relazioni con i propri responsabili. Quindi ai lavoratori e alle lavoratrici è evidente che l’indirizzo che la cooperativa vuole dare alla contrattazione è quella di avere una gestione integrale della loro esistenza, anche al di fuori dell’orario di lavoro'.

'Le organizzazioni sindacali intravedono il chiaro obiettivo di scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori le difficoltà emerse negli ultimi anni durante i quali, è cosa nota, Coop Alleanza ha attraversato, e ancora attraversa, situazioni delicate dovute a scelte commerciali e organizzative non sempre centrate. Ormai da svariato tempo ci ritroviamo di fronte ad un’azienda che riformula annualmente i propri piani triennali - continuano dalla Filcams Cgil di Modena - evidenziando poca lungimiranza accompagnata da una scarsa predisposizione all’ascolto delle problematiche e delle proposte che vengono dai lavoratori e da chi quei lavoratori li rappresenta. Parliamo di un’azienda che, solo nel territorio modenese, ha incentivato l’uscita di quasi duecento lavoratori tra sedi e punti vendita, continuando a redistribuire il carico di lavoro su chi restava al proprio posto. Dopo tutto questo, dopo due anni di pandemia durante i quali questi lavoratori non hanno mai arretrato continuando a garantire il servizio, superando le proprie personali paure per sé e per i propri cari, permettendo così al sistema paese di rimanere in piedi, quello che ci sentiamo proporre oggi è di mettergli le mani in tasca, togliendo loro il premio aziendale e di flessibilizzare l’orario di lavoro al massimo, anche attraverso percorsi di multiperiodalità (settimane in cui si può lavorare di più o di meno dell’orario contrattualmente previsto) con preavvisi ridottissimi impedendo l’organizzazione delle persone e delle loro famiglie, al di fuori del proprio orario di lavoro. Questo, nei fatti, significa voler avere la facoltà di decidere della vita delle persone anche quando sono al di fuori della propria attività lavorativa'.

'Le assemblee fra i lavoratori hanno evidenziato un forte disappunto, moltissimi di loro si sono già dichiarati disponibili ad azioni di contrasto qualora la linea delle proposte aziendali non cambiasse. E’ emersa anche una questione di valori, quelli della cooperazione, dalla quale molti rilevano ormai un evidente distacco dell’attuale gruppo dirigente. I tempi che cambiano, si è sostenuto in più riunioni, non possono giustificare un approccio così lontano dai valori fondativi delle cooperative di consumo.
Il rinnovo del contratto integrativo è l’occasione giusta per capire se questa cooperativa vuole rimanere tale o esserlo solo di facciata. Sembra che a fronte dei risultati degli ultimi anni, causati da una forte concorrenza e da scelte oggettivamente sbagliate, si stia cercando di rispondere, non con una politica commerciale idonea e sul lungo periodo, maA. Quanto può pesare sul bilancio di un’azienda di 18.000 persone avere 10 rappresentanti sindacali in più o in meno? E quante mozzarelle o pacchi di pasta in più farà vendere spezzare l’orario di chi lavora 6 ore al giorno in due turni, magari distanti tra loro 4 ore? - chiude la nota - La Filcams-Cgil nazionale ha ritenuto opportuno, al termine del percorso assembleare, convocare  Attivi nazionali dei delegati Coop, tra i quali quello di mercoledì 27 aprile a San Lazzaro di Savena che coinvolgerà l’Emilia-Romagna e la Lombardia e al quale parteciperà  la delegazione modenese con oltre 50 rappresentanti sindacali. Gli attivi serviranno a fare il punto sull’avanzamento della trattativa, a portare il clima di forte disappunto che si è respirato durante le assemblee territoriali e a dare un eventuale mandato a chi gestisce la trattativa al tavolo nazionale'.

'Tutte le parti in campo oggi vogliano il meglio per Coop Alleanza 3.0 – puntualizza la Filcams Cgil di Modena - Le difficoltà attraversate in questi anni, però, non sono in alcun modo ascrivibili a chi ha lavorato nei punti vendita ma, al massimo, a chi ha gestito le scelte organizzative e commerciali. Risolvere il problema scaricando su chi il problema non lo ha creato, è iniquo, oltre che decisamente inaccettabile'.



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