L’argilla si trasforma in meno di un’ora ma dura per decenni, eppure il vero miracolo industriale, oggi, è far quadrare i conti della luce e del gas. Chi cammina in queste ore tra i padiglioni di BolognaFiere per l’apertura della 43ª edizione di Cersaie respira la consueta atmosfera da grande evento internazionale: 597 espositori, delegazioni da 24 Paesi e le ultime novità della ceramica e dell’arredobagno pronte a dettare le tendenze globali. Ma sotto la superficie lucida del design e dell'innovazione digitale di quest'anno, il distretto manifatturiero italiano si ritrova a combattere una silenziosa guerra di posizione contro i costi energetici e le regole europee.
Il termometro della tensione si misura all’Europauditorium del Palazzo dei Congressi, dove il taglio del nastro scivola immediatamente in un dibattito che ha poco di cerimoniale e molto di vertice strategico. Il titolo scelto, “Energia sostenibile per la competitività”, è il manifesto di un’urgenza non più rinviiabile per un settore strutturalmente energivoro che dà lavoro a 40.000 persone e spinge l'attivo della nostra bilancia commerciale. Il punto di rottura non è il futuro della sostenibilità, su cui le aziende investono da anni, ma la sostenibilità economica della transizione stessa.
Sul palco, dove si alterneranno gli gli interventi degli ospiti coordinati dalla giornalista Monica Maggioni, si delinea una vera e propria mappa dei poteri industriali e politici chiamati a rispondere del futuro del Made in Italy. Ci sono i ministri Adolfo Urso (Imprese) e Tommaso Foti (Affari Europei e PNRR), costretti a mediare tra le pressanti richieste del territorio e i vincoli europei. Accanto a loro, il neopresidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale difende i confini di un distretto che è l'architrave economico dell'area.
La voce delle imprese si farà sentire attraverso il presidente di Confindustria Emanuele Orsini e la leadership di Confindustria Ceramica guidata da Augusto Ciarrocchi: l'accusa, nemmeno troppo velata, è rivolta alla mancata riforma delle quote ETS, un meccanismo di tassazione delle emissioni che rischia di penalizzare le imprese italiane a vantaggio dei concorrenti extra-UE che producono senza vincoli ambientali.



