Accise e micro-prelievi: il fisco che colpisce senza farsi notare
Una parte significativa della manovra si regge su aumenti di entrate indirette, meno visibili ma molto efficaci nel colpire famiglie e imprese.L’aumento delle accise su carburanti e tabacchi rappresenta una delle scelte più chiare in questa direzione. In un territorio come quello modenese, dove la mobilità privata resta spesso indispensabile per lavoro, studio e servizi, l’aumento delle accise significa costi più alti per pendolari, artigiani, lavoratori e imprese di trasporto.
A questo si aggiungono:
.l’incremento della tassazione su sigarette e tabacco
-il contributo sulle spedizioni di beni di basso valore provenienti da Paesi extra UE.
-altri micro-prelievi che, sommati, ridimensionano il potere d’acquisto senza essere percepiti come nuove tasse esplicite.
È una strategia che garantisce gettito immediato, ma scarica l’aggiustamento sui consumi quotidiani; regressivo.
Pensioni: piccoli correttivi, nessuna visione
Sul fronte previdenziale, la Legge di Bilancio evita qualsiasi riforma strutturale. Gli aumenti previsti per le pensioni più basse sono modesti e insufficienti a compensare l’inflazione accumulata negli ultimi anni. Si interviene sui requisiti pensionistici con correttivi temporanei e rinvii, senza offrire certezze ai lavoratori. Per un territorio manifatturiero come Modena, dove sono diffusi lavori gravosi e usuranti, questo significa incertezza permanente: si rinvia il problema, senza affrontarlo. Una scelta che penalizza chi ha lavorato a lungo e in condizioni difficili.Sanità: più fondi nominali, servizi sempre più fragili
Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale cresce sulla carta, ma non in misura sufficiente a coprire l’aumento dei costi reali: inflazione, rinnovi contrattuali, energia, carenza di personale.Nella realtà modenese questo si traduce in: reparti sotto pressione; difficoltà nel reclutamento di medici e infermieri, liste d’attesa che restano lunghe nonostante gli annunci. Il rischio è ormai strutturale: una sanità pubblica a doppia velocità, dove chi può paga e chi non può aspetta o rinuncia. Un arretramento silenzioso che contraddice il principio di universalità del servizio pubblico.
Comuni: più responsabilità, meno risorse
La Legge di Bilancio continua a non risolvere il nodo centrale del finanziamento degli enti locali.Trasporto pubblico, servizi sociali, assistenza agli anziani e alle persone fragili, manutenzione delle scuole diventano sempre più difficili da sostenere. E quando i servizi peggiorano, la responsabilità ricade sui sindaci, non su chi ha definito la cornice finanziaria.
Lavoro e imprese: incentivi intermittenti, salari deboli
La manovra interviene sul lavoro attraverso agevolazioni fiscali su premi di produttività e lavoro straordinario, ma senza affrontare il nodo dei salari reali, che continuano a perdere potere d’acquisto.Per le imprese, in particolare le piccole e medie che costituiscono l’ossatura del tessuto modenese, gli strumenti restano frammentati e temporanei: crediti d’imposta rinnovati di anno in anno, incentivi che cambiano continuamente e rendono difficile programmare investimenti. Manca una vera politica industriale su energia, innovazione e formazione.
Sicurezza e forze dell’ordine: più retorica che incentivi
La Legge di Bilancio viene spesso raccontata come attenta al tema della sicurezza.Gli interventi si limitano in gran parte a: riordini e adeguamenti del trattamento accessorio, misure che incidono poco sugli stipendi netti, già erosi dall’inflazione.
Non ci sono risorse strutturali per: recuperare il potere d’acquisto, potenziare in modo significativo gli organici, incentivare il servizio nei territori più complessi. Questo significa carichi di lavoro elevati e difficoltà crescenti nel garantire un presidio efficace del territorio, mentre si continua a invocare “più sicurezza” senza investire davvero sulle persone che la garantiscono ogni giorno.
Difesa e guerra: la spesa cresce, ma lontano dai territori
Diverso il discorso sul fronte militare. La Legge di Bilancio conferma un aumento della spesa per la difesa, in linea con gli impegni internazionali e il contesto geopolitico segnato dai conflitti in corso.Le risorse sono destinate soprattutto a: programmi di armamento, ammodernamento tecnologico, capacità operative delle Forze armate. Si tratta di scelte che rispondono a logiche internazionali, ma che non producono ricadute dirette sui territori né sulla sicurezza quotidiana dei cittadini. La spesa militare cresce, mentre restano deboli gli investimenti su prevenzione sociale, sicurezza urbana e coesione.
Ambiente e dissesto: si continua a intervenire solo dopo
Nonostante le alluvioni e i danni causati dal dissesto idrogeologico, anche in Emilia-Romagna, la Legge di Bilancio non introduce un piano strutturale di prevenzione e messa in sicurezza del territorio.Le risorse vengono destinate prevalentemente a emergenze e ristori, confermando un approccio che accetta il rischio come inevitabile e trasforma le emergenze in normalità. Una manovra che sposta il peso Nel suo complesso, la Legge di Bilancio si fonda su un equilibrio fragile: aumento delle entrate indirette, rinvio delle riforme, sottofinanziamento dei servizi pubblici e scarico di responsabilità sugli enti locali. Modena continua a contribuire in modo rilevante alla ricchezza nazionale, ma non riceve politiche all’altezza del ruolo che svolge. Una manovra che chiede molto ai territori e restituisce poco, che guarda ai saldi ma non alla qualità dello sviluppo. Il rischio è evidente: far quadrare i conti oggi indebolendo il Paese domani. E questo non è un dettaglio tecnico, ma una precisa scelta politica.
B. Lazzari

