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Legge di Bilancio: quando i conti tornano solo a Roma e il prezzo lo pagano i territori

Legge di Bilancio: quando i conti tornano solo a Roma e il prezzo lo pagano i territori

Per una provincia come Modena, che rappresenta uno dei motori manifatturieri ed economici del Paese, le ricadute di questa impostazione sono tutt’altro che teoriche


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La Legge di Bilancio viene presentata dal Governo come una manovra prudente, necessaria a garantire stabilità finanziaria e credibilità internazionale. Ma dietro l’equilibrio dei saldi si nasconde una scelta politica precisa: far quadrare i conti attraverso l’aumento delle entrate indirette, il rinvio delle riforme strutturali e lo spostamento del peso su cittadini, enti locali e territori produttivi. Per una provincia come Modena, che rappresenta uno dei motori manifatturieri ed economici del Paese, le ricadute di questa impostazione sono tutt’altro che teoriche.

Accise e micro-prelievi: il fisco che colpisce senza farsi notare

Una parte significativa della manovra si regge su aumenti di entrate indirette, meno visibili ma molto efficaci nel colpire famiglie e imprese.
L’aumento delle accise su carburanti e tabacchi rappresenta una delle scelte più chiare in questa direzione. In un territorio come quello modenese, dove la mobilità privata resta spesso indispensabile per lavoro, studio e servizi, l’aumento delle accise significa costi più alti per pendolari, artigiani, lavoratori e imprese di trasporto.
A questo si aggiungono:
.l’incremento della tassazione su sigarette e tabacco
-il contributo sulle spedizioni di beni di basso valore provenienti da Paesi extra UE.
-altri micro-prelievi che, sommati, ridimensionano il potere d’acquisto senza essere percepiti come nuove tasse esplicite.
È una strategia che garantisce gettito immediato, ma scarica l’aggiustamento sui consumi quotidiani; regressivo.

Pensioni: piccoli correttivi, nessuna visione

Sul fronte previdenziale, la Legge di Bilancio evita qualsiasi riforma strutturale.
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Gli aumenti previsti per le pensioni più basse sono modesti e insufficienti a compensare l’inflazione accumulata negli ultimi anni. Si interviene sui requisiti pensionistici con correttivi temporanei e rinvii, senza offrire certezze ai lavoratori. Per un territorio manifatturiero come Modena, dove sono diffusi lavori gravosi e usuranti, questo significa incertezza permanente: si rinvia il problema, senza affrontarlo. Una scelta che penalizza chi ha lavorato a lungo e in condizioni difficili.

Sanità: più fondi nominali, servizi sempre più fragili

Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale cresce sulla carta, ma non in misura sufficiente a coprire l’aumento dei costi reali: inflazione, rinnovi contrattuali, energia, carenza di personale.
Nella realtà modenese questo si traduce in: reparti sotto pressione; difficoltà nel reclutamento di medici e infermieri, liste d’attesa che restano lunghe nonostante gli annunci. Il rischio è ormai strutturale: una sanità pubblica a doppia velocità, dove chi può paga e chi non può aspetta o rinuncia. Un arretramento silenzioso che contraddice il principio di universalità del servizio pubblico.

Comuni: più responsabilità, meno risorse

La Legge di Bilancio continua a non risolvere il nodo centrale del finanziamento degli enti locali.
I trasferimenti ordinari non vengono rafforzati in modo strutturale, mentre ai Comuni viene concessa maggiore flessibilità fiscale su alcune voci, come l’imposta di soggiorno. Per Modena questo significa una scelta obbligata: aumentare tariffe e imposte locali o ridurre i servizi.
Trasporto pubblico, servizi sociali, assistenza agli anziani e alle persone fragili, manutenzione delle scuole diventano sempre più difficili da sostenere. E quando i servizi peggiorano, la responsabilità ricade sui sindaci, non su chi ha definito la cornice finanziaria.

Lavoro e imprese: incentivi intermittenti, salari deboli

La manovra interviene sul lavoro attraverso agevolazioni fiscali su premi di produttività e lavoro straordinario, ma senza affrontare il nodo dei salari reali, che continuano a perdere potere d’acquisto.
Per le imprese, in particolare le piccole e medie che costituiscono l’ossatura del tessuto modenese, gli strumenti restano frammentati e temporanei: crediti d’imposta rinnovati di anno in anno, incentivi che cambiano continuamente e rendono difficile programmare investimenti. Manca una vera politica industriale su energia, innovazione e formazione.

Sicurezza e forze dell’ordine: più retorica che incentivi

La Legge di Bilancio viene spesso raccontata come attenta al tema della sicurezza.
In realtà, non prevede un piano straordinario di incentivi per le forze dell’ordine.
Gli interventi si limitano in gran parte a: riordini e adeguamenti del trattamento accessorio, misure che incidono poco sugli stipendi netti, già erosi dall’inflazione.
Non ci sono risorse strutturali per: recuperare il potere d’acquisto, potenziare in modo significativo gli organici, incentivare il servizio nei territori più complessi. Questo significa carichi di lavoro elevati e difficoltà crescenti nel garantire un presidio efficace del territorio, mentre si continua a invocare “più sicurezza” senza investire davvero sulle persone che la garantiscono ogni giorno.

Difesa e guerra: la spesa cresce, ma lontano dai territori

Diverso il discorso sul fronte militare. La Legge di Bilancio conferma un aumento della spesa per la difesa, in linea con gli impegni internazionali e il contesto geopolitico segnato dai conflitti in corso.
Le risorse sono destinate soprattutto a: programmi di armamento, ammodernamento tecnologico, capacità operative delle Forze armate. Si tratta di scelte che rispondono a logiche internazionali, ma che non producono ricadute dirette sui territori né sulla sicurezza quotidiana dei cittadini. La spesa militare cresce, mentre restano deboli gli investimenti su prevenzione sociale, sicurezza urbana e coesione.

Ambiente e dissesto: si continua a intervenire solo dopo

Nonostante le alluvioni e i danni causati dal dissesto idrogeologico, anche in Emilia-Romagna, la Legge di Bilancio non introduce un piano strutturale di prevenzione e messa in sicurezza del territorio.
Le risorse vengono destinate prevalentemente a emergenze e ristori, confermando un approccio che accetta il rischio come inevitabile e trasforma le emergenze in normalità. Una manovra che sposta il peso Nel suo complesso, la Legge di Bilancio si fonda su un equilibrio fragile: aumento delle entrate indirette, rinvio delle riforme, sottofinanziamento dei servizi pubblici e scarico di responsabilità sugli enti locali. Modena continua a contribuire in modo rilevante alla ricchezza nazionale, ma non riceve politiche all’altezza del ruolo che svolge. Una manovra che chiede molto ai territori e restituisce poco, che guarda ai saldi ma non alla qualità dello sviluppo. Il rischio è evidente: far quadrare i conti oggi indebolendo il Paese domani. E questo non è un dettaglio tecnico, ma una precisa scelta politica.
B. Lazzari
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